Inchiesta sulla ricostruzione, Musumeci:
«Le mele marce possono esserci
L’importante è evitare la contaminazione»

Il ministro Nello Musumeci con Michele Franchi, sindaco di Arquata
«In questo cantiere sono stati adottati ogni provvedimento e ogni misura finalizzata a neutralizzare tentativi di infiltrazione». Così il ministro per la Protezione civile e le politiche del mare, Nello Musumeci, in merito all’inchiesta sulle infiltrazioni negli appalti della ricostruzione. Musumeci ha partecipato stamattina ad Arquata al confronto istituzionale promosso dalle quattro Anci regionali coinvolte a 10 anni dal sisma e ha richiamato protocolli di legalità, iniziative antimafia e l’attività degli organi di vigilanza.
«Le mele marce possono anche esserci, l’importante è individuarle subito ed evitare la contaminazione – ha aggiunto il ministro – serve dare un’anima alle nuove comunità ricostruite anche attraverso percorsi che consentano ai ragazzi di uscire dal territorio per acquisire competenze e poi tornare a metterle a disposizione della propria terra. La prevenzione deve diventare la parola d’ordine. Prima ancora che emergenza, prima ancora che ricostruzione, parliamo di prevenzione. Un’esigenza che non riguarda solo l’Italia centrale, non riguarda solo il mio meridione, riguarda tutta l’Italia».

Il ministro Musumeci con Guido Castelli, commissario alla ricostruzione
Musumeci ha parlato anche di cifre. «Le ricostruzioni ovunque costano tanto e durano molto – ha aggiunto – negli ultimi 50 anni lo Stato ha speso 132 miliardi di euro per ricostruire le zone colpite da calamità, terremoti, alluvioni e frane». Per il cratere dell’Italia centrale, ha sottolineato, «non è la risorsa finanziaria che manca e non mancherà». Nell’orizzonte del 2050, secondo Musumeci, «non basteranno 20-25 miliardi di euro». La sfida è però evitare di ricostruire semplicemente ciò che esisteva prima del terremoto. «Ricostruire dov’era e com’era non sempre è possibile perché se un territorio è vulnerabile, è vulnerabile per sempre. Per cui va bene ricostruire una chiesa, a patto che si abbia la certezza che in quella chiesa si tornerà a celebrare messa. Va bene ricostruire una scuola, l’importante è che si abbia la certezza che i bambini possano tornare in quella scuola».
«Non si muore di terremoto, si muore di case fatte male, di case non riparate, di case non adeguate, di case non migliorate», gli ha fatto eco Guido Castelli, commissario per la ricostruzione. «Non si ricostruisce se non è sicuro abitare in un luogo. Dobbiamo prepararci alla scossa che verrà, migliorando e adeguando gli edifici pubblici e soprattutto le scuole, con l’obiettivo che, quando arriverà un nuovo terremoto, non ci sia interruzione delle funzioni di una città o di un borgo e non ci siano ovviamente vittime».
La ricostruzione deve inoltre restituire le persone alle comunità. «Negli ultimi anni abbiamo riportato a casa più di 5mila nuclei familiari, ce ne sono ancora 8mila fuori – ha proseguito Castelli – per questo la priorità resta concentrarsi sui centri maggiormente colpiti, accompagnando alla ricostruzione fisica il rilancio economico e sociale. Castelli ha sottolineato anche l’importanza di garantire continuità amministrativa e certezza delle risorse. Dobbiamo valorizzare ogni euro che mettiamo in campo per questa ricostruzione».
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