Andrea Raschia: «La Giunta ci ripensi
e rinunci all’aumento dell’indennità
decisa dal precedente governo cittadino»

LA LETTERA - L'ex sindacalista, da sempre critico contro chi ha recepito la normativa statale, torna a chiedere un passo indietro a sindaco e assessori attuali

Andrea Raschia

di Antonio Bomba

Andrea Raschia, ex sindacalista, è tornato a scrivere a Cronache Ancona. Anche questa volta vuol dire la sua sull’aumento delle indennità, deliberato dalla precedente amministrazione del comune di Ancona e confermato come fatto compiuto da quella attuale nell’ultimo consiglio comunale.

Da sempre critico contro questo provvedimento anche ai tempi di Valeria Mancinelli, nonostante la sua appartenenza al campo della sinistra progressista, Raschia ci tiene a dire la sua sostenendo che: «Finché siederanno sugli scranni del Consiglio comunale giovani animati da spirito e volontà di partecipare con impegno per restituire alla Politica senso alto e nobile, allora sì che potremo nutrire buone speranze per un futuro diverso, migliore. Ecco, in estrema sintesi, una narrazione della seduta che mercoledì si è occupata della questione ‘Aumento indennità a sindaci e amministratori’». Il riferimento è a Giacomo Petrelli, giovane consigliere comunale del Partito Democratico che ha svolto un’interrogazione urgente sull’argomento indennità.

Raschia poi prosegue ricordando come sul tema la politica e parte della città «Ha molto discusso dopo la decisione della precedente giunta di aumentarle tra le urla, comprensibili, dell’allora opposizione. Chiariamo: ci si riferisce alla legge 234/21, da tutti votata nel silenzio generale prima dello scioglimento anticipato delle Camere, con la prospettiva del taglio robusto al numero di parlamentari. Chissà che alcuni – commenta con ironia – non abbiamo pensato a sé. Circa l’applicazione della norma – torna adesso serio sull’argomento l’ex sindacalista – nulla di illegittimo, per carità. Secondo il condivisibile punto di osservazione del giovane Petrelli, invece, occasione per restituire dignità alla politica affinché torni ad essere esclusivamente cura del Bene comune. Cura del senso di comunità e impegno disinteressato di cui andar fieri e non vergognarsi. Messaggio forte per giovani generazioni che, purtroppo, ancora si ritraggono giudicandola quasi una ‘cosa sporca’».

La missiva prosegue facendo notare come, sempre secondo lui «Queste cose allontano le persone dalle istituzioni creando quel pericoloso clima di sfiducia. Non è certo con indennità più sostanziose che si ricuce il rapporto indispensabile vitale per la democrazia. Democrazia che vive, al contrario, di fiducia. In questo quadro, rispetto a reiterate richieste e sollecitazioni a riconsiderare la decisione così tanto discussa, colpisce la risposta dell’assessore. Risposta timida, inadeguata – è la forte opinione di Raschia a proposito – di sicuro non all’altezza della situazione. A parziale giustificazione, forse, il fatto di esser alle prime armi. Siamo sicuri che avrà modo per rendersene conto. Aver dichiarato in Aula che ‘non vi sono margini operativi’ per far marcia indietro, risulta quanto meno discutibile, se non infondato».

La lettera si avvia alla conclusione con Andrea Raschia che fa notare ciò che risulta a lui: «Le deliberazioni, come gli uffici competenti non mancheranno di spiegargli, si assumono e possono esser revocate al ricorrere di ragioni di opportunità. La legge in questione, secondo primi chiarimenti forniti dallo stesso ministero, prevede tale fattispecie: unica avvertenza all’attivazione della procedura, l’obbligo di restituzione delle risorse destinate esclusivamente a tale scopo, e non utilizzate. Il fatto che siano stanziate dal Ministero Interno non autorizza certo a dissiparle. No?».

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