
Vittorio Sgarbi a Macerata durante una mostra
«Mi dimetto con effetto immediato da sottosegretario del governo e lo comunicherò nelle prossime ore alla Meloni». Lo ha annunciato oggi Vittorio Sgarbi, in apertura del suo intervento alla kermesse “La ripartenza” organizzato a Milano da Nicola Porro.
«L’Antitrust – ha aggiunto Sgarbi – ha mandato una molto complessa e confusa lettera dicendo che aveva accolto due lettere anonime, che ha inviato all’Antitrust il ministro della Cultura, in cui c’era scritto che io non posso fare una conferenza da Porro. Secondo l’avviso dell’Antitrust non potrei parlare d’arte, non dovrei occuparmi d’arte. Dovrei esser un sottosegretario che si occupa di funzioni, tra l’altro limitate». Il riferimento è alle segnalazioni fatte dal ministro Gennaro Sangiuliano sull’attività retribuita di Sgarbi come critico d’arte, che sarebbe incompatibile col suo ruolo nel governo.
Ma questo non è l’unico caso che ha riguardato Sgarbi nelle ultime settimane. Sullo sfondo c’è anche la vicenda giudiziaria, con l’inchiesta per riciclaggio di beni culturali – attualmente in mano alla procura di Macerata – legata al quadro di Rutilio Manetti sparito nel 2013, in cui Sgarbi risulta l’unico indagato. Vicenda che l’altro giorno ha avuto ulteriori strascichi l’altro giorno, dopo le urla e gli auguri di morte che Sgarbi ha rivolto al giornalista Manuele Bonaccorsi di Report.
«Ho espresso le mie imprecazioni come fa chiunque – ha detto Sgarbi – Il sottosegretario non ha rilasciato nessuna intervista quindi quelle erano immagini rubate. E uno nel suo privato può dire quello che vuole». Poi ancora: «Ritiro il mio augurio di morte. Quindi ha ribadito: «Io sono solo Vittorio Sgarbi, non sono più sottosegretario».
Proprio la settimana scorsa Sgarbi era stato protagonista di un’accesa polemica con Irene Manzi, definita «capra irredimibile». Un attacco arrivato dopo il discorso alla Camera della deputata dem in occasione della discussione sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni proprio contro Sgarbi. Alle parole del critico d’arte era seguita una levata di scudi del Pd, con diversi esponenti che ne avevano condannato il contenuto e il tono. Al che Sgarbi aveva sfidato Manzi ad un confronto pubblico nelle Marche.
Il voto sulla mozione di sfiducia, intanto, è slittato al 15 febbraio. Ma a questo punto, se le dimissioni saranno ufficializzate e accolte, è chiaro che non servirà più.
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Mozione di sfiducia, Sgarbi duro: «Irene Manzi? Una capra irredimibile»
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