«Beko, cigs e uscite incentivanti attivate
ma lentezza negli investimenti:
serve un nuovo tavolo al Mimit»

FABRIANO – Fiom Ancona lancia di nuovo l’appello al confronto al Ministero rilevando come «nello stabilimento di Melano, nonostante la riduzione del personale sia stata superiore a quanto concordato, ancora ci sono decine di persone in cassaintegrazione tutti i giorni e con grande difficoltà si riesce a distribuire il lavoro equamente. Si rischia di perdere la centralità del territorio fabrianese»

«Nell’implemetazione dell’accordo Beko, stiamo vivendo una gestione a due diversità velocità: se da un lato l’azienda ha spinto tantissimo sulle uscite e sulla riduzione costi, dall’altro non abbiamo ancora visto la stessa reattività sul piano degli investimenti. E’ stato stipulato in questi giorni un accordo inerente la riqualificazione del personale in Cigs, un accordo nell’ambito delle politiche attive per aumentare le competenze delle persone al fine di un ricollocamento al di fuori del perimetro aziendale». Ricordarlo è la Segreteria Fiom di Ancona.

Un accordo sicuramente importante «ma che continua da andare nella stessa direzione. Abbiamo chiesto più volte all’azienda di ricollocare le cosiddette eccedenze, nelle posizioni dove il lavoro invece c’è. Abbiamo più volte chiesto all’azienda investimenti per creare occasioni di job rotation anche finalizzate al mantenimento dei livelli occupazionali e al rilancio della multinazionale. E’ irrimandabile la convocazione del tavolo al Mimit che doveva essere entro il 31 gennaio: vogliamo parlare di investimenti nei processi, nuovi prodotti e nuove funzioni, devono essere rispettati tutti gli impegni presi da parte di tutti, istituzioni comprese, ed anche le tempistiche, a questo punto, diventano fondamentali».

Fiom Ancona sottolinea che «nello stabilimento di Melano, nonostante la riduzione del personale sia stata superiore a quanto concordato, ancora ci sono decine di persone in cassaintegrazione tutti i giorni e con grande difficoltà si riesce a distribuire il lavoro equamente; la scomparsa di ruoli strategici nella sede rischia di far perdere la centralità del territorio di Fabriano nelle strategie della multinazionale, un territorio, tra l’altro, dove anche in presenza di ricollocazioni e salvo rare eccezioni, l’offerta è quella di un lavoro sicuramente più povero e più precario» conclude la sigla sindacale.

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