Operazione “Cash Back”:
smantellato sistema di frodi
e riciclaggio da 5 miliardi di euro

SENIGALLIA - Maxi inchiesta della Guardia di Finanza: 281 denunce, tre arresti e sequestri record per oltre un miliardo di euro tra Italia ed estero (VIDEO)
L’operazione denominata Cash Back, condotta dalla Tenenza di Senigallia

La Tenenza della Guardia di Finanza di Senigallia

Un impero criminale capace di muovere 5 miliardi di euro, basato su un network di “imprese fantasma”, banche clandestine e tecnologie d’avanguardia.
E’ questo lo scenario emerso dall’operazione “Cash Back”, la vasta indagine condotta dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Senigallia sotto il coordinamento della procura dorica, che ha smantellato un articolato sistema di frode fiscale e riciclaggio su scala mondiale.
L’inchiesta è partita nel 2023 da semplici controlli in alcuni laboratori tessili a Senigallia, Corinaldo e Trecastelli, gestiti da cinesi, dove le Fiamme Gialle hanno subito notato anomalie legate a prelievi sistematici di contante, fino a 200mila euro l’anno per singola ditta, subito dopo il pagamento delle fatture.
Da qui, gli investigatori hanno ricostruito l’evoluzione del crimine: dai primi rudimentali sistemi di false fatture “in house”, i sodalizi sono passati a una rete sofisticata di 433 imprese “apri e chiudi”, domiciliate fittiziamente in centri direzionali del Nord Italia. Società prive di strutture che avevano l’unico scopo di emettere fatture false per permettere a oltre 60mila imprese italiane di abbattere l’imponibile.

Il meccanismo era oliato. Il cliente infatti pagava la fattura falsa via bonifico, gli organizzatori trattenevano circa il 30% tra commissione e Iva e restituivano il restante importo in contanti all’imprenditore, avvalendosi per il reperimento della liquidità di una “Underground Bank”: una banca occulta scoperta in un hotel di Cinisello Balsamo capace di gestire volumi di denaro superiori a un normale istituto di credito. Per schermare i flussi verso la Cina, venivano usati Iban virtuali temporizzati e finte importazioni, mentre l’organizzazione si reggeva su Centri di Elaborazione Dati compiacenti e “broker” che piazzavano le fatture sul mercato utilizzando documenti contraffatti e sofisticate apparecchiature per gestire 40 account societari simultaneamente.
L’operazione rappresenta un intervento di “bonifica” economica senza precedenti che ha portato alla denuncia di 281 persone, con 3 arresti, e alla chiusura d’autorità di 433 imprese fantasma che, nonostante una vita media inferiore ai 12 mesi, erano capaci di emettere fatture per miliardi di euro prima di sparire.
Il Gip di Ancona ha disposto il blocco di beni per oltre 1 miliardo di euro e solo tra agosto e settembre 2025 sono stati bloccati 600 conti correnti, rintracciando in un solo caso 2,8 milioni di euro su un singolo conto milanese.
Il tesoro accumulato comprendeva 28 immobili per un valore di 15 milioni tra cui appartamenti di pregio nel cuore di Milano, un hotel a Padova e capannoni industriali, oltre a opere d’arte per oltre 5 milioni di euro rinvenute a casa di un amministratore.

L’operazione non solo colpisce l’economia sommersa, ma tutela la leale concorrenza, difendendo le imprese oneste e un settore strategico come quello tessile marchigiano, restando un monito contro chi inquina il mercato con profitti illeciti mentre le indagini preliminari proseguono verso il giudizio definitivo.

(Ultimo aggiornamento delle ore 12.50)

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