di Sabrina Marinelli
Alle soglie dei 69 anni un insegnante di religione ha abbattuto il “muro” del precariato.
Dopo vent’anni dietro a una cattedra ha vinto la sua battaglia legale. Il Tribunale ha riconosciuto, infatti, l’anzianità integrale al docente senigalliese con una sentenza destinata a fare storia.
Il professore da tempo vive in Sardegna e ha iniziato a lavorare nell’anno scolastico 1985/86 con contratti a scadenza, che si rinnovavano di anno in anno, fino al 2005/2006 quando è diventato di ruolo.
Il Ministero dell’Istruzione gli aveva riconosciuto solo 13 di carriera, tagliando gli altri sette di esperienza maturata e, di conseguenza, lo stipendio.
Una volta assunto non era stato inserito, ai fini del calcolo dello stipendio, nella fascia di anzianità tra i 15 e i 20 anni ma in quella inferiore perchè, essendo prima precario, per lo Stato italiani quegli anni valevano di meno. Il giudice del lavoro di Cagliari, con la sentenza depositata giovedì scorso, non ha avuto dubbi.
Superando la rigida prassi italiana, ha applicato la Direttiva Europea 1999/70, secondo cui se un lavoratore svolge le medesime mansioni è ininfluente il tipo di contratto. Per il senigalliese, classe 1957, ma ancora 68enne, non si tratta solo di una vittoria morale, ma di un pesante ricalcolo economico. Il Ministero dovrà, infatti, versare l’intera anzianità di servizio di 19 anni, 5 mesi e 7 giorni, prestata prima della stabilizzazione e calcolare tutti gli arretrati visto che dall’anno scolastico 2005/2006 doveva essere inserito nella fascia di stipendio, dai 15 ai 20 anni. Questa sentenza, che guarda all’Europa senza fermarsi al trattamento dei precari in Italia, può fare da apripista a molti altri casi simili.
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