«Riclassificazione dei Comuni montani,
la Regione spinga per la revisione
e si apra un tavolo di confronto»

CASO - Il segretario regionale della Cisl Marco Ferracuti si schiera con i "rivoltosi": «Questione che non può essere liquidata come un semplice aggiornamento tecnico». Lunedì l'Unione nazionale comuni comunità enti montani incontra i sindaci

MARCO FERRACUTI CISL

Marco Ferracuti, segretario di Cisl Marche

La nuova classificazione dei Comuni montani «non può essere liquidata come un semplice aggiornamento tecnico». Lo ribadisce il segretario Cisl Marche Marco Ferracuti, che auspica che la Regione possa intervenire lungo due direttrici.

Il primo riguarda la revisione dei criteri nazionali. «Lo stesso presidente Francesco Acquaroli ha parlato di un’apertura del Ministro Roberto Calderoli a una possibile revisione della norma – sottolinea Ferracuti – è importante che Regioni e Comuni facciano sentire la propria voce per correggere criteri che non tengono conto delle reali condizioni dei territori».

Il secondo fronte è «quello di riaprire il tavolo di confronto e di rilanciare la strategia nelle sei aree progetto delle Marche. Negli ultimi anni questi territori hanno subito un processo accelerato di marginalizzazione – prosegue Ferracuti – Dare un futuro a questi piccoli comuni significa anche tutelare l’intera regione dal cambiamento climatico, dal dissesto idrogeologico, dalla scomparsa di ecosistemi ambientali vitali»

Tuttavia, per il segretario generale della Cisl Marche, la questione apre anche un tema più ampio: il futuro delle aree interne marchigiane. «Questa vicenda dimostra che manca ancora una strategia organica per rilanciare e ripopolare le terre dell’Appennino, che hanno caratteristiche strutturali, storiche, sociali, culturali ed economiche del tutto peculiari. Il problema non è soltanto mantenere una classificazione amministrativa, ma decidere se vogliamo davvero che la montagna marchigiana continui a vivere. La montagna non si salva con le dichiarazioni ma rendendo possibile viverci, lavorarci e costruire un futuro. Le comunità dell’entroterra non chiedono privilegi, chiedono equità e politiche che riconoscano il valore sociale ed economico di questi territori».

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Giuseppe Amici, presidente Uncem Marche

Intanto si mobilita anche l’Uncem, l’Unione nazionale comuni comunità enti montani: lunedì alle 11,30 è previsto un incontro dedicato ai sindaci dei Comuni esclusi, con la partecipazione del presidente nazionale dell’associazione Marco Bussone. Un momento cruciale per confrontarsi e mettere in rete territori che vivono condizioni simili, rafforzando il peso delle aree montane nel dibattito nazionale. L’obiettivo è di condividere una posizione comune dei territori marchigiani e costruire da qui un percorso più ampio con le altre Uncem regionali italiane.

«Ripartiamo dal lavoro fatto negli incontri istituzionali tra Comuni, Regione e Ministero, e dal contributo dei presidenti delle Unioni Montane marchigiane. Vogliamo portare questa questione su un piano nazionale. Unire le esperienze delle diverse regioni è l’unico modo per far sentire forte la voce delle aree montane italiane e garantire che nessun territorio venga lasciato indietro», ha dichiarato il presidente di Uncem Marche Giuseppe Amici.

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