di Gino Bove
«Uno spreco impressionante di plasma, con 6 quintali buttati nella spazzatura e 1.600 donazioni coinvolte». Invece no: «È stata una criticità limitata e gestita in poche ore».
Sono queste le due letture contrapposte sul caso della lavorazione del sangue nelle Marche, destinato ora a scatenare un confronto politico e istituzionale. Punto in comune: le difficoltà numeriche del personale tecnico chiamato a gestire i flussi di sangue nelle officine trasfusionali. Da un lato, la ricostruzione parla di quantitativi rilevanti di plasma non utilizzato; dall’altro, l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, a margine del Consiglio regionale, che ridimensiona la portata e le conseguenze dell’episodio avvenuto a inizio marzo.
Secondo quanto spiegato dall’assessore, la criticità è legata a problemi operativi del Dipartimento Interaziendale che coordina la raccolta e la lavorazione del sangue, già alle prese con difficoltà strutturali di lunga data. A peggiorare la situazione, un imprevisto ha coinvolto contemporaneamente due dipendenti, mettendo temporaneamente sotto stress il sistema. Per risolvere rapidamente il problema, al dipartimento sono stati subito aggregati sette dipendenti (tre da Torrette e quattro dall’Ast): «Dal momento in cui si è verificata la difficoltà, e parliamo di ore, si sono accumulate 300 sacche non più utilizzabili, corrispondenti a un solo giorno di donazioni. Non di più», ha spiegato Calcinaro. Durante tutto l’episodio, sottolinea l’assessore, non si è mai presa in considerazione l’ipotesi di fermare la raccolta: «Una scelta necessaria per non inviare un segnale negativo ai donatori, considerati un pilastro da tutelare».
La criticità, sempre secondo la versione istituzionale, si è quindi sviluppata nell’arco di poche ore ed è stata risolta rapidamente grazie al rafforzamento del personale. Rimane però un punto fermo: sarà necessario accertare con precisione quanto accaduto. La Regione ha annunciato l’istituzione di una commissione di verifica, chiamata a fare piena luce sulla vicenda e a chiarire eventuali responsabilità, come richiesto anche dal presidente Francesco Acquaroli. «Un passaggio imprescindibile», conclude Calcinaro, «per garantire trasparenza e rispetto nei confronti dei donatori».
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