
Il Comune di Ancona
Il Comune di Ancona scende in campo a difesa delle produzioni agroalimentari italiane e della trasparenza verso i cittadini.
La Giunta ha approvato oggi una delibera di indirizzo, sostenuta da un’iniziativa nazionale di Coldiretti, per chiedere una revisione sostanziale delle norme sull’origine doganale dei prodotti. L’obiettivo, viene spiegato, è quello di superare l’attuale “Codice Doganale” dell’Unione Europea, che permette di etichettare come italiano un prodotto la cui materia prima proviene interamente dall’estero, purché l’ultima trasformazione sostanziale avvenga in Italia.
Data la centralità del porto dorico come snodo commerciale nel Mediterraneo, Ancona assume un ruolo strategico in questa battaglia per la legalità alimentare. L’atto impegna il sindaco a sollecitare, tramite l’Anci Marche e il Comitato europeo delle Regioni, un intervento legislativo presso il Parlamento Europeo per garantire che l’origine sia legata al luogo di coltivazione o allevamento della materia prima prevalente.
Sulla questione è intervenuto l’assessore alle Attività economiche, Angelo Eliantonio che ha sottolineato come «Ancona prende una posizione netta. Serve più trasparenza sull’origine dei prodotti e una tutela concreta del Made in Italy. L’attuale normativa crea ambiguità che penalizza le nostre imprese. L’origine deve essere legata alla materia prima: è una questione di correttezza verso i consumatori e di equità per chi produce davvero».
A fargli eco è l’assessore alla Tutela dei Consumatori, Orlanda Latini. «Condividiamo – ha detto – l’iniziativa promossa dalla Coldiretti, è fondamentale per tutelare il consumatore dagli equivoci. Chi legge ‘Made in Italy’ deve essere certo di dove si svolge la filiera produttiva, le etichette devono essere trasparenti su origine e qualità. Peraltro, l’iniziativa per Ancona è particolarmente importante: il territorio comunale, infatti, si distingue per la presenza di produzioni agroalimentari di pregio, espressione delle tradizioni locali e dell’identità economica e produttiva della comunità».
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