Plasmagate, pronta la relazione:
nel mirino la gestione del personale.
Il Pd: «Indagine di parte»

CONSIGLIO REGIONALE - L'assessore regionale Paolo Calcinaro opta per la cautela: «Se qualcuno ha sbagliato dobbiamo tutelare non solo l’istituzione, ma anche i donatori». Il Pd denuncia però un potenziale conflitto d'interessi dei periti e annunciano barricate contro il diniego alla commissione d'indagine chiesta ad aprile

Paolo Calcinaro, assessore regionale alla sanità

La relazione sul caso plasma sta per arrivare in giunta e le prime indiscrezioni riaccendono lo scontro politico tra maggioranza e opposizione.

Il lavoro della commissione tecnica (diversa dalla “commissione di inchiesta” chiamata dall’opposizione) è concluso e nelle prossime ore sarà esaminato dall’esecutivo regionale, ma il confronto si gioca già tutto su responsabilità e trasparenza. Le anticipazioni sul dossier delineano un quadro preciso: lo scandalo delle sacche gettate via a Torrette non sarebbe figlio di una carenza di organico, bensì di una gestione sbagliata delle unità a disposizione del dipartimento. Nonostante l’inserimento di sei tecnici supplementari il 16 marzo, il coordinamento del personale non avrebbe garantito la lavorazione dei prodotti ematici entro le 24 ore. L’assessore alla sanità Paolo Calcinaro sceglie la linea della cautela: «Le risultanze sono state trasmesse al dirigente di dipartimento e arriveranno a breve in giunta. Per rispetto delle procedure non ho forzato i tempi». Nessun commento ufficiale sulle indiscrezioni, ma una posizione netta: «La relazione sarà trasmessa anche a tutte le autorità competenti, se qualcuno ha sbagliato dobbiamo tutelare non solo l’istituzione, ma anche i donatori».

Il fronte delle minoranze, Pd in particolare, non accetta questa lettura e teme un’operazione di facciata che eviti di colpire i vertici. Secondo Maurizio Mangialardi, la commissione istituita dalla maggioranza presenta dei limiti formali: «Chiediamo una commissione d’inchiesta vera perché la responsabilità è di chi ha riorganizzato e di chi doveva controllare». Molto netta la posizione di Micaela Vitri, che scandisce i tempi della battaglia istituzionale: «La nostra richiesta è stata protocollata il 3 aprile e la Giunta deve risponderci entro 30 giorni. Entro la prima settimana di maggio la pratica dovrà essere iscritta all’ordine del giorno del consiglio regionale». La consigliera contesta infatti la neutralità del pool ispettivo: «Ne fanno parte dipendenti Ast, è come se indagassero su loro stessi. Non è stato ascoltato nessun operatore dell’officina, per di più nessuno presente il 16 marzo». Il timore è che la maggioranza, seguendo la linea del governatore Acquaroli, bocci la commissione di inchiesta «per insabbiare l’accaduto».

La polemica si sposta infine sulla catena di comando e sul ruolo delle figure apicali regionali. Per Antonio Mastrovincenzo non si può derubricare tutto a un semplice errore procedurale: «I componenti della commissione rispondono gerarchicamente alla Regione, sia politicamente che gestionalmente». Per l’opposizione, la mancata adozione di misure correttive nel tempo coinvolge direttamente il direttore della struttura, quello di dipartimento e gli assessori. In caso di bocciatura della commissione d’inchiesta, le forze di minoranza promettono barricate: «Sarebbe inaccettabile, siamo pronti ad ascoltare le altre forze di minoranza e protestare per rispetto dei donatori e dei malati».

Scandalo plasma, il Pd attacca: «Sospendere i responsabili». Calcinaro difende la commissione

 

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