Carenza pediatri, nelle Marche è allarme rosso:
48 pensionamenti entro il 2029

SANITA' - L'assessore Calcinaro illustra le ultime quattro assegnazioni della classificazione Ast, ma il consigliere Nobili attacca: «I numeri Gimbe sono preoccupanti, serve un piano straordinario per le famiglie»

(foto d’archivio)

di Gino Bove

Allarme pediatri di libera scelta nelle Marche: il piano delle assegnazioni non basta, ed entro il 2029 andranno in pensione in 48. La carenza dei medici per l’assistenza ai più piccoli riaccende il dibattito in aula dopo l’interrogazione che ha visto la risposta dell’assessore alla Sanità Paolo Calcinaro. L’esponente della Giunta ha illustrato l’esito dell’ultimo incontro dell’Ast di Ancona dello scorso 27 maggio finalizzato a coprire i posti scoperti: a fronte di 22 domande presentate, solo 5 professionisti si sono presentati e uno ha formalizzato la rinuncia. Alla fine sono stati assegnati quattro incarichi a tempo indeterminato: un trasferimento dall’Ast di Ancona all’Ast di Urbino (per il comune di Cartoceto) con la conseguente attivazione di un avviso per un incarico provvisorio a Corinaldo per garantire la continuità; un incarico a un medico per la sede di Pesaro; uno a Filottrano (proveniente da Macerata) e uno per i comuni di Osimo e Sirolo.

I dati e le contromisure fornite dall’assessorato non hanno però rassicurato il consigliere Andrea Nobili (Alleanza Verdi e Sinistra), che nella sua replica ha espresso forte preoccupazione per la tenuta del servizio sul territorio regionale: «Si spera che di fronte a una situazione così complessa la regione Marche metta mano a un piano specifico, perché i numeri non sono confortanti. Dalle relazioni approfondite che ha fatto la Gimbe emerge che i pediatri che mancano nel nostro territorio regionale sono 13, ma ciò che preoccupa di più è che nel giro di tre anni, entro il 2029, andranno in pensione 48 pediatri. Dobbiamo avere la consapevolezza che l’allarme ha un colore specifico, cioè è un allarme rosso. È necessario mettere seriamente le mani su questo problema. Non bastano le comunicazioni formali dell’Ast di Ancona, occorre un intervento molto più preciso, molto più mirato. Bisogna anche avere consapevolezza che il servizio, affinché sia un servizio effettivo, deve rispondere a una serie di criteri come quello della vicinanza dei presidi rispetto ai luoghi in cui vivono le persone che hanno bisogno, quindi invito la regione a fare di più».

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