Mamma cinghiale rischia l’uccisione:
lettera aperta per chiedere pietà

ANCONA - La richiesta al Comune per evitare la soppressione di una famiglia di animali

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«Fermate la cattura e l’uccisione della mamma cinghiale e dei suoi cuccioli nei pressi della scuola dell’infanzia Gramsci», è questo l’accorato appello lanciato alla cittadinanza e alle istituzioni in merito alla trappola predisposta vicino al plesso scolastico. A scrivere, in una lettera aperta, è la lettrice Sarah Baldoni.

«Vorrei che per un momento smettessimo di parlare di “emergenza”, di “problema”, di “gestione faunistica” e guardassimo la realtà per quello che è: stiamo parlando di una madre e dei suoi piccoli, di esseri viventi che cercano semplicemente di sopravvivere in un territorio sempre più occupato, trasformato e frammentato dall’uomo». La nota prosegue interrogandosi profondamente sul valore etico della decisione: «Mi chiedo con quale diritto continuiamo ad attribuirci il potere di decidere quali vite meritano di essere protette e quali possono essere eliminate, e perché la violenza diventi accettabile quando le vittime non hanno voce per difendersi». Particolare attenzione viene rivolta al luogo prescelto per l’intervento: «Che cosa stiamo insegnando ai bambini? Che la vita va rispettata solo quando appartiene agli esseri umani? Che quando un essere vivente crea disagio la soluzione è eliminarlo? Le scuole dovrebbero essere luoghi in cui si coltivano empatia, rispetto e senso di responsabilità verso il mondo vivente, ma vedere una famiglia di animali trasformata in un bersaglio proprio accanto a una scuola rappresenta una contraddizione dolorosa». Di fronte a questo scenario, la richiesta rivolta al Comune di Ancona è netta: «Chiedo la massima trasparenza, che siano resi pubblici tutti gli atti e le valutazioni che hanno portato a questa decisione, che venga chiarito il destino previsto per gli animali catturati e che siano considerate e perseguite tutte le possibili alternative non cruente». La conclusione dell’appello, rivolta a genitori, insegnanti e associazioni, sottolinea che «una società non si misura soltanto da come tratta i propri simili, ma anche da come tratta chi è più vulnerabile, chi non può protestare e chi non ha una voce da far sentire: oggi quella voce dobbiamo essere noi».

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