«Non serve un forno, serve un Piano»:
Esplode la protesta contro l’inceneritore
di Gino Bove
Mentre all’interno dell’aula di Palazzo Leopardi la discussione tra maggioranza e opposizione sul nuovo Piano Rifiuti è ancora in pieno svolgimento, all’esterno è andata in scena la dura contestazione di comitati e associazioni riuniti sotto le insegne degli Stati Generali dell’Ambiente. Sotto le finestre della Regione il coro è unanime: “Non serve un forno, serve un Piano”.
Una mobilitazione per dire no all’incenerimento e alla riduzione da 1.500 a 1.000 metri della distanza minima dai centri abitati. A dare voce al mondo ambientalista è Daniele Antonozzi (Marche Rifiuti Zero Ets): «In Italia ci sono già tanti termovalorizzatori e c’è una sovracapacità; le Marche potrebbero rimanere l’unica regione senza, facendone un punto di forza e dimostrando che si possono gestire i rifiuti senza ricorrere agli inceneritori».
Accanto ai manifestanti c’è anche la capogruppo del M5S, Marta Ruggeri: «Al centro di questo Piano c’est la termovalorizzazione, una scelta che va assolutamente contrastata perché smentisce l’obiettivo prioritario della riduzione dei rifiuti alla fonte. Sembra quasi un messaggio ai cittadini che si possa continuare a produrre qualsiasi quantità di rifiuto perché tanto poi verrà bruciato. Sappiamo bene che non esistono incentivi europei per questi impianti: la TARI avrà prossimamente anche questo costo».
Sulla stessa linea Andrea Nobili (Alleanza Verdi e Sinistra), che rilancia la battaglia al fianco dei territori: «Non ci fermeremo al voto d’aula: continueremo a sostenere sindaci e comitati per fermare la realizzazione dell’impianto e contrastare il taglio delle distanze di sicurezza dalle abitazioni».
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