«Non puoi immaginare cosa c’è qua sotto!»
Il racconto di Giacomo De Mola:
«Così ho trovato il relitto della nave romana»
di Gino Bove
«Non puoi immaginare che cosa c’è qua sotto». Un’ esclamazione concitata e liberatoria, pronunciata d’impulso al barcaiolo Igor Bisulli appena riemerso da una discesa ad oltre 45 metri di profondità, l’atleta anconetano Giacomo De Mola riassume la clamorosa scoperta di un’antica nave romana rimasta adagiata sul fondale di Mazara del Vallo per oltre duemila anni con il suo prezioso carico intatto.
«Stavo scandagliando in una zona al largo di Mazara alla ricerca di cernie bianche», racconta De Mola rievocando i momenti del ritrovamento avvenuti durante l’allenamento per il campionato italiano di pesca in apnea, competizione che lo vedrà poi conquistare il suo terzo titolo tricolore assoluto. «Eravamo in una giornata di bonaccia. Dal sonar alla mia destra, che riesce a vedere anche lateralmente alla barca, mi sono accorto che a circa 40 metri dalla verticale del gommone c’era questa struttura. Era un po’ singolare, simile ad una pietra ma molto isolata e completamente in mezzo al fango. Mi ha incuriosito molto e mi sono detto: “vado a vedere perché qua c’è sicuramente qualcosa di strano”».
La decisione di verificare di persona spinge il campione anconetano a tentare subito la discesa in apnea: «Scendo subito, la profondità è di 46 metri. Nella prima parte la colonna d’acqua era limpida, ma arrivato a circa 10 metri dal fondo l’acqua era limacciosa, marrone e più scura. Sono dovuto scendere proprio sul fondo e ho visualizzato tutte queste cose rotte. Ho pensato a una pietra rotta e strana, poi avvicinandomi vedevo che erano oggetti geometrici e mi sono detto: “no, questa non è pietra!” Arrivato a tre metri dal fondo mi sono reso conto che era una distesa di anfore. Lì per lì non mi sono reso conto che poteva essere una cosa di duemila anni, ho detto: “ah cavolo, anfore!”».
Un’emozione fortissima che lo spinge a riemergere immediatamente per condividere la notizia a bordo: «Ho fatto il primo video e risalendo ho parlato con il mio barcaiolo Igor Bisulli e ho detto: “guarda che qua c’è una roba speciale, non puoi credere cosa c’è qua sotto!” Poi ho fatto un solo altro tuffo per vedere bene l’altro lato e ho chiamato un mio amico ispettore di polizia. Non sapevo cosa fare. Lui mi ha messo in contatto con Fabio Portella, un archeologo subacqueo tra i massimi esperti di relitti, il quale mi ha confermato che si trattava di un ritrovamento straordinario e c’era subito da dichiararlo alla Soprintendenza della Regione Sicilia».
Le verifiche successive hanno confermato la portata enorme del giacimento di 21 metri di lunghezza: «Io ho visto tutta la distesa di anfore, poi l’archeologo mi ha spiegato che la nave è sotto, con le due ancore e la sentina. Probabilmente la struttura in legno si è conservata sotto la sabbia e il fango. Tante anfore sono state per centinaia di anni sotto il limo e poi si sono scoperte forse con le correnti, magari anche quelle del ciclone Harry che a profondità elevate ha creato onde di più di dieci metri. Potrebbe aver spostato il fango e portando alla luce il carico».
Una scoperta figlia dell’intuito e della tecnologia moderna applicata allo sport: «È una scoperta casuale perché non stavamo cercando una nave romana, ma stavamo applicando metodologie odierne avanzate che fino a pochissimi anni fa non c’erano. Per primeggiare oggi devi non solo saper andare in profondità, ma cercare dove gli altri non trovano. I relitti vengono trovati nel 99% dei casi o da pescatori che agganciano le reti o da noi ricreativi che abbiamo comunque un livello di ricerca molto avanzato».
Chiusa la parentesi archeologica, l’atleta anconetano guarda già ai prossimi traguardi sportivi in calendario: «Lì a Mazara poi il campionato l’ho vinto, era il mio terzo titolo italiano assoluto. Adesso a ottobre sarò impegnato con la Nazionale nel campionato Euroafricano che quest’anno si disputerà in Montenegro, a Bar».
Nei fondali di Mazara del Vallo sub anconetano scopre un relitto con centinaia di anfore romane
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