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Atti vandalici sul monte Conero,
abbattuti i cartelli dei sentieri

ANCONA - Sono stati trovati a terra e non è la prima volta. Il presidente Stacchiotti: "Gesto di inciviltà"
domenica 5 febbraio 2017 - Ore 13:05
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Il Parco del Conero nel mirino dei vandali. Sono stati abbattuti e lasciati a terra i cartelli dei sentieri, a Pian di Raggetti, nello specifico è il sentiero 306. Un danno per l’Ente ma anche per gli escursionisti che senza le indicazioni possono perdere l’orientamento e quindi mettere in pericolo la propria vita. A segnalare l’episodio è il neo presidente del Parco. Non è la prima volta che qualcuno si diverte a fare danni. «Si continua imperterriti sulla strada del vandalismo – scrive il Parco in una nota – della cosa pubblica a sottolineare un’evidente menefreghismo di chi commette i fatti, consapevole di arrecare danno alla collettività, a discapito quindi di tutti. L’ulteriore episodio va a sommarsi ai precedenti: si ricorda infatti che non più tardi di qualche mese fa sono state distrutte e rubate 33 tabelle segnaletiche, per un ammontare di 5 mila euro circa. Le tabelle erano state appena sostituite perché a loro volta distrutte nel mese di agosto dello scorso anno, fatto a cui è seguita una denuncia». Sul gesto vandalico interviene anche il neo presidente. «Questo tipo di danni –commenta Gilberto Stacchiotti –va a minare in primis la sicurezza dei fruitori dell’ area protetta e fa un danno all’ immagine del territorio. La segnaletica dei sentieri è stata correttamente istallata e mantenuta fino ad ora dal Parco e le incivilità privano di strumenti di fruizione già allestiti. Il parco fa la sua parte ma, di fronte all’incivilità si rimane disarmati. Il punto più grave a mio avviso è che tutto quello che distrugge la bellezza del nostro territorio è un reato da condannare fermamente. Il danno economico può essere più o meno rilevante ma il danno alla bellezza è infinito, sintomo di nullo senso di appartenenza al territorio stesso e di noncuranza. Questo è grave. Ed è proprio in nome al senso di appartenenza e di conservazione del bello che si chiede collaborazione alla collettività, affinché tutti si sentano responsabili di tale bene prezioso aiutando a monitorare l’area protetta, oltre al lavoro già in essere delle forze dell’ordine».

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