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Cgia lancia gli under 35:
crescono gli apprendisti

ANCONA - Luca Corinaldesi, presidente del gruppo giovani imprenditori, annuncia con soddisfazione che sono 4.897 i ragazzi assunti nelle imprese della provincia di Ancona. "La formazione - dice - aiuta a rispondere alla disoccupazione giovanile"
martedì 14 febbraio 2017 - Ore 10:18
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Luca Corinaldesi

Sono 4.897 gli apprendisti assunti nelle aziende della provincia di Ancona, secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato, e rappresentano il 13,4% dei dipendenti under 35, la media nazionale si ferma al 9,1%. Il dato elaborato sulla scorta delle statistiche Inps racconta che i giovani riscoprono l’artigianato e che cresce il ricorso all’apprendistato come canale di accesso al mondo del lavoro.

“Tra i diversi settori, quello dell’artigianato è uno dei più vitali ed interessanti, soprattutto per i giovani che vi possono trovare non solo l’occasione di soddisfare la propria creatività ma anche concrete possibilità occupazionali – spiega Luca Corinaldesi presidente del Gruppo Giovani Imprenditori della Confartigianato Imprese di Ancona – Pesaro e Urbino. Tramite l’apprendistato è possibile acquisire le competenze e le professionalità realmente richieste dal mercato”. In Italia quasi mille giovani al giorno entrano nel mondo del lavoro proprio grazie all’apprendistato. Un contratto chiave per l’artigianato, se si considera che le imprese artigiane lo utilizzano per l’8% delle assunzioni previste, 3 punti in più del 5% del totale imprese. Non da ultimo, va rilevato che nelle Marche più di un apprendista su 3 è impiegato proprio nell’artigianato.

“Assume una particolare importanza, se guardiamo al futuro e ragioniamo in prospettiva, il valore della formazione e dell’inserimento in azienda di forze giovani per rispondere alla disoccupazione giovanile, – continua Corinaldesi – alla carenza di personale specializzato, per incentivare processi di innovazione e per salvare professioni che vanno scomparendo, mestieri secolari che sono parte integrante della nostra tradizione, come i falegnami, gli orafi, i restauratori. Attività a rischio ‘di estinzione’ a causa della mancanza di ricambio generazionale. Senza contare che le piccole imprese, in particolare quelle artigiane, non sono un fenomeno residuale, di nicchia, oppure una forma incompiuta dell’evoluzione competitiva, bensì rappresentano il modello di una moderna autorealizzazione dei giovani. Stiamo assistendo in questo senso a un ritorno all’artigianato, che sempre più spesso i giovani d’oggi riscoprono, valorizzano, e scelgono per il proprio futuro, anche come imprenditori”.

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