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Potature selvagge al Cardeto,
addio a fiori e piante protette

ANCONA – Non c’è solo la protesta contro l’albergo. La cura del parco urbano è assente o viene fatta con la mano troppo pesante dal Comune. Da cinque anni sono sparite le orchidee e sono a rischio altre specie nell’elenco del verde da tutelare
lunedì 6 marzo 2017 - Ore 20:23
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Campo degli ebrei nel parco del Cardeto, foto d’archivio

 

di Giampaolo Milzi

Il fiore all’occhiello delle zone verdi di Ancona perde i suoi fiori. Un gioco di parole che rende bene una realtà via via consolidatasi negli ultimi anni al Parco del Cardeto-Cappuccini, intitolato al poeta locale Franco Scataglini. Le cause: secondo quelli che alcuni chiamerebbero gli ultras dell’ambientalismo, l’effetto Attila dei tagli d’erba selvaggi attuati su iniziativa del Comune. Secondo la visione un po’ più diplomatica di Giorgio Petetti, laureato in Scienze naturali, grande esperto della flora del nostro territorio (macchia mediterranea) e delle sue eccellenze, “i reiterati, quanto poco oculati sfalci e tagli indiscriminati di massa, senza distinzione tra zona e zona e tra diverse tipicità, operati dall’Ufficio verde municipale”. Risultato, dal più o meno cinque anni, si sono estinti alcune Orchidee (tipo “Ape”,“Bombo”, “Piramidale”), il Gladiolo dei campi, il Colchico, il Tulipano selvatico; a forte rischio di sparizione definitiva altre specie che figurano nell’elenco regionale di quelle protette: il Cardo Mariano e il Narciso Spontaneo. Un risultato venato di paradosso.

Giorgio Petetti

In quanto Petetti e alcuni suoi compagni del circolo Pungitopo di Legambiente, a partire dal 2007, si sono periodicamente incontrati coi responsabili dell’Ufficio verde di Palazzo del Popolo; discutendo e scambiandosi opinioni proprio per attuare una strategia comune, mirata ad eliminarei danni del brutto andazzo “forbice spericolata” e capace di invertire la rotta all’insegna del pollice verde. E’ questo forse uno degli aspetti meno noti del parco del Cardeto: non c’è solo l’abbandono degli immobili, contro cui si battono i comitati Stamira e Cardeto Libero (leggi l’articolo), c’è anche l’incuria del verde.
Il Comune non nega la problematicità della realtà sul campo, puntualizza, accampa attenuanti. “E’ vero, anni fa era stata avviata una collaborazione tra noi e il Pungitopo. – conferma l’agronomo del Comune Alberto Compagnucci – Eravano stati proprio noi ad auspicarla in modo più articolato, tanto da chiedere che il circolo ambientalista redigesse una vera e propria mappa del parco, con la delimitazione differenziata delle zone, indicativa di quelle in cui si doveva tagliare in certi periodi, delle microaree da risparmiare e dei siti dove addirittura lasciare la crescita spontanea delle vegetazione.

Colchico estinto (foto a cura mensile Urlo)

Abbiamo fatto perfino un sopralluogo itinerante insieme. E allora? Che fine ha fatto questa strategia? “Mai decollata. Per vari motivi. Anche relativi a sollecitazioni contraddittorie da altri soggetti. Per quanto riguarda il Campo degli Ebrei, la Comunità ebraica ha sempre preteso una pulizia-taglio di tipo radicale. Quando abbiamo risparmiato certi siti dagli sfalci “pesanti”, come nell’area del vecchio Faro ai Cappuccini, c’è chi ci ha accusato di favorirne il degrado”. Motivazioni cui ne vanno aggiunte altre: la scarsità di fondi a disposizione proprio per un’efficace e professionale manutenzione generale del verde cittadino; alcuni cambi del personale con dispersione di competenze; infine il “giallo” della mappatura zonale, che il Pungitopo giura di aver presentato in Comune, e Compagnucci afferma di non aver mai ricevuto.

Orchidea piramidale, estinta (foto mensile Urlo)

Inoltre, va segnalato che da molti anni non esiste neanche la figura di un responsabile unico della gestione del Parco Cardeto-Cappuccini. Ma tant’è, l’occasione per invertire la rotta è rappresentata dal 12 marzo, una domenica che, proprio al Campo del cimitero ebraico, ospiterà una manifestazione del Pungitopo. L’evento-passeggiata avrà scopi non solo divulgativi sulle piante di grande valore presenti nel verde fra le antiche tombe, ma anche quello di selezionarle, e di tagliare con modalità corrette quelle di minor pregio botanico che altrimenti possono crescere in modo smisurato e quindi rovinare il tipico, bellissimo paesaggio. A differenza della edizione del 2015, per questa “Festa della flora al Campo degli Ebrei”, le prospettive di successo ci sono. Proprio alla vigilia della manifestazione precedente, infatti, i tecnici inviati dal Comune, preso atto che effettivamente erba e piante in genere erano diventate troppo alte, avevano proceduto ad effettuare gli sfalci dell’opinabilissimo modo radicale-standard. E quindi gli organizzatori del Pungitopo e i cittadini al seguito che avevano avevano dovuto dirottare la loro escursione eco-terapeutica in direzione sud-est, lungo il Colle Cardeto.

Orchidea Ape, estinta (foto mensile Urlo)

In questi primi giorni di marzo invece l’Ufficio verde non è intervenuto, il Campo degli Ebrei è intonso. “Molto probabilmente sarò presente anch’io all’evento, – annuncia l’agronomo Compagnucci – Potrà essere l’occasione per formulare seri e stabili accordi di collaborazione col circolo di Legambiente.” Petetti: “La mattina di domenica 12 marzo, a partire dalle ore 10-10,30, noi e i nostri amici volontari individueremo le residue e oramai “nanizzate” piante di Narciso spontaneo (un tempo diffusissime proprio al Campo degli Ebrei ndr.), che potranno essere tagliare correttamente a giugno dopo il loro appassimento maturale. Così potranno rifiorire in modo spettacolare nella primavera 2018 (i fiori sono bianchi con la paracorolla centrale gialla, ndr.) emanando ondate di profumo a centinaia di metri di distanza. “Inoltre – prosegue Petetti – i nostri volontari, armati di cesoie, potranno sfoltire specie erbacee come il Sedano selvatico, di solito molto fitto, gli Alianti (detti anche “Toccacelo”, che possono diventare alberi molto elevati non adatti a un prato, ndr,), i rovi, in modo di restituire al sito un aspetto ordinato”. E per quanto riguarda la situazione sull’area del Cardeto vera e propria, verso sud-est? “Torneremo anche lì. Dove abbiamo registrato la solita latitanza di manutenzione ordinaria e precisa. C’è molto da lavorare. Vero che resistono molte piante fiorite di tipo ordinario, assieme al Sedamo selvatico. Vero che due anni fa abbiamo potuto ammirare una decina di esemplarr dell’ultima specie superstite di Orchidea, quella Purpurea, Ma penso che individueremo molte problematicità”.

Cardo mariano a rischio (foto a cura mensile Urlo)

Si riferisce anche al fatto che continueranno a mancare all’appello – come già sottolineato – l’Orchidea Ape, l’Orchidea Bombo, l’Orchidea Piramidale, il Gladiolo del campi, il Colchico (una pinanta bulbosa con vistosa fioritura color rosa delicato)? “Sì. Ma l’intenzione di riattivare l’accordo collaborativo con il Comune non esclude un tentativo di reintrodurre queste specie, noi abbiamo i semi, sappiamo come fare. E, per concludere, siamo fiduciosi di favorire la moltiplicazione di molte specie ormai rare in genere, operando appunto con oculatezza diversificata per zone. A cominciare dalla specie Cardo Mariano”. Già, il Cardo Mariano. Pochi sanno che dal nome di questa pianta – spinosissima, con fiori rosa-lilla che sembrano piccoli carciofi -deriva il nome Cardeto. Così diffusa, anche al Campo degli Ebrei, oramai tantissimi anni fa, che gli amanti delle passeggiate la chiamavano affettuosamente il “pincigarello”.

Per maggiori informazioni: www.pungitopo.org

Narcisi spontanei a rischio (foto a cura del mensile Urlo)

Gladiolo campestre, esitnto (foto a cura mensile Urlo)

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