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Pazienti in fuga dalle Marche,
cresce la mobilità passiva

SANITA’ – Cisl cita il dato certificato dalla Conferenza Stato Regioni. In aumento il costo sostenuto per le spese mediche dei cittadini curati in altre regioni. Diminuiscono anche gli italiani che scelgono le Marche per i loro interventi. Sauro Rossi: “Evitare questa perdita di attrattività”
venerdì 10 Marzo 2017 - Ore 18:03
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L’ospedale regionale di Torrette in una foto d’archivio

 

Mobilità passiva in aumento per le Marche. Tra il 2010 e il 2015 la differenza tra i costi che la Regione sostiene per le prestazioni sanitarie erogate fuori regione ai propri cittadini e i ricavi che introita per le prestazioni erogate a cittadini residenti di altre regioni è passato da 26 a 48,9 milioni di euro. Il dato è stato certificato giovedì dalla Conferenza Stato Regioni in sede di approvazione dei saldi di mobilità, un dato che serve alla ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale del 2017.
Che la situazione marchigiana fosse in peggioramento era attestato anche dai dati forniti dall’ accordo per la regolazione dei flussi finanziari connessi alla mobilità, approvato lo scorso 29 novembre dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Il documento certificava un aumento, tra il 2013 e il 2015, dei costi che la Regione sostiene per i ricoveri dei cittadini marchigiani presso strutture private accreditate fuori regione (da 53,8 a 62,2 milioni di euro, quasi il 16% in più).
Lo stesso documento confermava la riduzione della mobilità attiva, ossia i ricavi provenienti dai ricoveri dei cittadini di altre Regioni presso le strutture marchigiane sia pubbliche (da 48,9 a 44,5 milioni, il 9% in meno) che private accreditate (da 40,7 a 36,7 milioni, il 10% in meno). In conseguenza di ciò, e relativamente ai soli ricoveri presso strutture private extraregionali, il saldo di mobilità è peggiorato del 94%, passando da -13,1 a -25,4 milioni di euro. Mancano ancora all’appello i dati di dettaglio sulla mobilità passiva per i ricoveri presso strutture pubbliche extraregionali, insieme a quelli sulla mobilità (sia attiva che passiva) relativi alla specialistica ambulatoriale e alla somministrazione diretta di farmaci. «Quella della mobilità sanitaria è una partita complessa – commenta il segretario generale della Cisl Marche Sauro Rossi – che richiede un’analisi molto approfondita. In una Regione di piccole dimensioni come le Marche rappresenta un fenomeno in parte fisiologico, anche se va rilevato come Regioni di dimensioni analoghe o più ridotte come Umbria, Molise e Friuli registrino un saldo positivo. Dall’analisi di questi dati si evince comunque una chiara perdita di attrattività della sanità delle Marche, i cui cittadini sono sempre più spesso costretti a recarsi fuori regione, sostenendo di tasca propria spese importanti.».
«Questi numeri testimoniano la situazione di grande sofferenza che vive la sanità delle Marche – conferma il segretario generale della Funzione Pubblica Cisl Marche Luca Talevi – regione in cui l’equilibrio del bilancio sanitario è stato raggiunto in buona parte comprimendo la spesa del personale e dequalificando di conseguenza le prestazioni erogate. Il “giro” è chiaro: meno personale, meno produzione, meno mobilità attiva e più mobilità passiva».
«Per quanto preoccupanti questi dati non ci sorprendono – prosegue il segretario dei pensionati Cisl Marche Dino Ottaviani – in quanto rappresentano una delle conseguenze dei lunghi tempi di attesa. Ricordiamo infatti che i tempi massimi previsti dalla normativa nazionale vengono oggi rispettati nelle Marche solo per una prescrizione su quattro circa».
«Incrociando i numeri di cui sopra con quelli forniti dal bilancio d’esercizio dell’Asur sulla mobilità per i ricoveri ospedalieri del 2013 – conclude Sauro Rossi – emerge un dato rilevante. Solo il 13% circa dei “casi” che vanno fuori regione sono di alta o altissima complessità, per un valore che si attesta sul 42% circa della spesa complessiva. Bisogna quindi cercare di lavorare per evitare questa “fuga dalle Marche” per prestazioni di complessità bassa e media. Potremmo così recuperare, risorse importanti – a regime poco meno di 65 milioni di euro – da reinvestire nel sistema sanitario regionale, per migliorare la qualità del lavoro e dei servizi nelle Marche».

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