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Delitto Pinciaroli, Andreucci al gip:
“Non ricordo nulla,
solo un’auto bianca”

OMICIDIO A OSIMO - Il 23enne è comparso davanti al giudice per l'udienza di convalida. Ha detto che la sera precedente aveva consumato cocaina e di non aver dormito dopo essere stato a San Benedetto con degli amici. "Mai litigi con il veterinario, stavamo sempre insieme". Il giudice non ha convalidato il fermo ma ha confermato la misura cautelare in carcere per i gravi indizi di colpevolezza e rischio di reiterazione del reato
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Valerio Andreucci

di Gianluca Ginella

«Ricordo un’auto bianca con le quattro frecce accese, poi c’è il buio e l’altra cosa che ricordo è che ero disteso su di un campo mentre venivo soccorso dal 118». Così Valerio Andreucci, il 23enne accusato del delitto del veterinario Olindo Pinciaroli, ucciso a coltellate domenica mattina a Osimo sulla Chiaravallese. Per il giovane questa mattina si è svolta l’udienza di convalida del fermo nel carcere di Montacuto, ad Ancona, davanti al gip Carlo Cimini. Il giudice, dopo essersi riservato, non ha convalidato il fermo, ritenendo non via sia pericolo di fuga. Ha invece confermato la misura cautelare in carcere per il 23enne per i gravi indizi di colpevolezza. «Del delitto non dice niente, non ricorda cosa è successo» dice l’avvocato Alessandro Angelozzi che assiste il 23enne ascolano, istruttore di equitazione. Il buio dunque, sui momenti del delitto. «Andreucci è ancora completamente sotto choc, l’ho trovato questa mattina come l’avevo lasciato. Dà l’impressione di una persona che si domanda: “Cosa ci faccio qui? Dove mi trovo?» dice il legale.

L’avvocato Alessandro Angelozzi

Il 23enne al giudice ha riferito dell’auto con le 4 frecce, ma non ha saputo dire se questa fosse ferma o in movimento. Nulla dunque, del racconto fatto in un primo momento in cui avrebbe riferito di 4 uomini che li avevano rapinati. Il giovane ha poi detto che la sera di sabato, quella precedente il delitto, era stato a San Benedetto con degli amici. «Ha detto di aver consumato cocaina quella sera, poi è tornato a casa, verso le 5-5,30 e dopo, senza aver dormito, è partito per Osimo» spiega Angelozzi. Il 23enne, rispondendo alla domanda al giudice, ha ammesso di aver consumato, in passato, sia marijuana che cocaina. Il giovane ha poi parlato del suo rapporto con il veterinario ucciso. «Tra noi non ci sono mai stati contrasti – ha detto –. Lo conoscevo da 4 mesi. Mi chiamava, facevamo viaggi con l’ambulanza veterinaria, l’ho aiutato ad effettuare diversi interventi. Stavamo sempre insieme». Presente in udienza il pm Marco Pucilli, che coordina le indagini dei carabinieri, e che ha chiesto la conferma della custodia cautelare in carcere per il 23enne.

Olindo Pinciaroli

Per quanto riguarda l’arma usata per uccidere, si tratta di un coltello da cucina, lungo 30 centimetri. Su quel coltello, da quanto emerge dalle indagini, sarebbero state trovate le impronte digitali del 23enne. Sul fatto che il giovane, in un primo interrogatorio avesse ammesso di aver colpito con due coltellate il veterinario dopo che era morto, e di averlo fatto per disperazione, il legale dice: «Oggi non è emerso e nessuno ha fatto domande su questo. Vedrò le carte, ho fatto istanza perché mi siano messe a disposizione. Al momento non posso dire se abbia detto quelle cose». Confermata invece la circostanza che il veterinario aveva addosso contanti per circa 3.500 euro e anche degli assegni. Il movente al momento non sarebbe ancora chiaro. Nel pomeriggio sarà svolta l’autopsia, affidata dalla procura al medico legale Adriano Tagliabracci. Il gip al termine dell’udienza non ha convalidato il fermo del giovane, ma ha comunque confermato la custodia in carcere per il pericolo di reiterazione del reato e per i gravi indizi di colpevolezza a carico del 23enne.

Il veterinario ucciso era originario di Urbisaglia, aveva vissuto per molti anni a Macerata, dove aveva anche uno dei suoi tre ambulatori, in via Valadier, e viveva con la moglie, Patrizia Pasutto, a Montelupone.

(Servizio aggiornato alle 14)

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