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Espulso dal Consiglio dai vigili urbani,
Tombolini: “La mia protesta forte,
ma necessaria”

ANCONA – Il consigliere comunale allontanato stamattina dall’aula per aver bloccato i lavori del Consiglio spiega le sue ragioni. “Azione improcrastinabile prima di perdere la dignità del ruolo”
giovedì 29 Giugno 2017 - Ore 19:54
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Il consigliere comunale bloccato dai vigili urbani nel tentativo di farlo uscire dall’aula

Il consigliere comunale del gruppo 60100 Stefano Tombolini torna sulla sua espulsione dal Consiglio comune di stamattina (leggi l’articolo). E’ la prima volta che succede per il Comune di Ancona. L’intervento dei vigili urbani richiesto dal presidente del Consiglio comunale Simone Pelosi per spostare con la forza dai banchi Tombolini è stato l’apice di circa 30 minuti di protesta furibonda e di botta e risposta tra Tombolini e Pelosi. Motivo scatenante, l’interrogazione sulle procedure di appalto dei lavori dell’ascensore del Passetto, richiesta inizialmente discussa nel Consiglio del 16 giugno, ma la risposta dell’assessore Manarini è stato troncata perché troppo lunga e quindi rinviata ad una successiva risposta scritta, che fino a stamattina non è arrivata al consigliere.

Dal consigliere Tombolini riceviamo:

“Ho molto pensato a quello che oggi ho rappresentato in consiglio valutandone gli aspetti negativi e quelli positivi , ed il bilancio mi ha portato a decidere che un’azione così forte fosse improcrastinabile, ma necessaria , prima di perdere la dignità del ruolo che come consiglieri siamo chiamati a svolgere nell’interesse di coloro che ci hanno dato fiducia, e nell’interesse della città! Un modo inconsueto, ma concreto per dare evidenza al malessere che rode l’amministrazione, nell’assoluta assenza di trasparenza e nella vacuità dei controlli, dove tutti rispondono abbassando il capo alla signora “Mancinelli”. Mi hanno cacciato perché non sanno e non vogliono rispondere e preferiscono prendere le distanza da domande scomode. Tutti d’accordo a non darmi la risposta, sindaco, assessori e colleghi della maggioranza. E non è la prima volta. Il presidente del Consiglio che ricorda a menadito i doveri dei consiglieri, ma nemmeno uno dei loro diritti, che ci dice prendere rimedi, ma poi non fa nulla e ci costringe a girare con il piattino in mano per poter ottenere quello che è un diritto. Ormai quella che è stata per anni un’azione di dissuasione costante è scaduta nel sopruso, tanto a dire “non conti niente” e “ non puoi fare niente” ed allora all’accenno di una reazione invece che rispondere , ti sbattono fuori. L’interrogazione urgente sull’ascensore del Passetto era nelle mani dell’assessore Manarini (nella seduta dello scorso 16 giugno, Ndr), e questi ne aveva cominciato a dare lettura, dopo aver chiarito (fatto non oggetto dell’istanza) il ruolo politico dell’assessore rispetto a quello tecnico del dirigente, quasi a voler prendere distanze dagli atti; di fatto l’interrogazione fu sospesa e sono rimasto e sono tutt’ora senza risposta. A questo diversivo è seguita la mia richiesta scritta al presidente del Consiglio e al segretario generale, per poter ricevere il documento. Nessuna risposta. Io mi sono scocciato. Senza confronto non c’è democrazia, ma il confronto deve necessariamente basarsi sulla conoscenza degli atti mentre la maggioranza preferisce gestire questa città a braccio e dietro la tenda; il sindaco fa post quotidiani sul Facebook , espressione del suo desiderio di superare il Consiglio comunale e il confronto qualificato che in esso deve avvenire. Vogliamo essere convinti con in fatti della legittimità degli atti, dei progetti che ha per questa città, al di là dei mille cavalli che potranno essere installati sulle mura della Mole o delle cento ballerine che inaugureranno feste o fontane. Ringrazio i colleghi della minoranza della solidarietà espressa anche attraverso l’abbandono dei lavori del Consiglio, a rappresentare la piena condivisione della impossibilità di svolgere il ruolo assegnato ai consiglieri comunali e ringrazio i vigili urbani perché nonostante la difficoltà del momento mi hanno fatto sentire chiaramente la loro solidarietà; ed è la cosa che mi ha fatto più piacere, li ho ammirati”.

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