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La strada romana sepolta in
piazza Stracca riscoperta
grazie all’Univpm

ANCONA – Il progetto pilota per riaprire al pubblico il sito può essere esportato in altre zone di interesse archeologico della città. Docenti guidati dall’architetto Mondaini negli scavi al di sotto di Palazzo Fatati, dopo decenni di abbandono
lunedì 3 luglio 2017 - Ore 17:59
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di Giampaolo Milzi

Dopo una sorta di “damnatio memoriae” durata circa 60 anni, si riaccende un minimo d’attenzione pubblica sul tratto di strada con criptoportico che giace sotto Palazzo Fatati, in piazza Stracca, nel cuore del centro storico di Ancona. Merito del sopralluogo compiuto nella mattinata del 21 giugno scorso da tre docenti e da una studentessa della facoltà di Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche (Univpm), sotto la guida dell’Urlo Indiana Jones Team, costola di ricerca storica del free press Urlo.
L’importante vestigia di una porzione urbanistica dell’Ancona romanizzata, risalente al 1 sec. d.C. – I sec. d.C, molto probabilmente all’età augustea, è oggetto di studio nell’ambito di una delle fasi conclusive del laboratorio di tesi di laurea di Progettazione architettonica e urbana condotto dal prof. Gianluigi Mondaini, titolare dell’omonima cattedra ad Ingegneria. Titolo del laboratorio – avviato un anno e mezzo fa, che ha visto già laurearsi una decina di studenti del corso di Ingegneria edile e Architettura – “Città contemporanea e archeologia”.
Si aspettavano una sorpresa, ma l’ambiente ipogeo in cui si è trovato immerso il team Univpm – composto oltre che da Mondaini, dai colleghi Paolo Bonvini, anche lui docente di Composizione architettonica ad Ingegneria, Paolo
Clini, professore ordinario di Disegno e rilievo dell’architettura (sempre nell’ambito del corso di laurea Ingegneria edile e architettura) e la giovane laureanda Elisabetta Alfonsi – li ha lasciati stupefatti. Dotato di una sola lampadina elettrica, l’esplorazione è stata condotta con in mano torce, computatori metrici, fogli di carta e matite.
Le due braccia ad elle con volte a botte dell’antichissima via che furono ri-scoperte – ma forse è meglio usare il termine scoperte – da due degli “Indiana Jones” di Urlo nel 2012 – si sono mostrate di nuovo, sempre affascinanti, tra le ombre e alcuni residui di materiale edile. Il team ha potuto verificare che le due sezioni di manto stradale si sviluppano per lo più sotto garage e cantine di palazzo Fatati, in direzione via Ferretti e piazza Stracca.
“I rilievi che abbiamo effettuato ci consentiranno di riprodurre su carta in modo tridimensionale l’intera area. Vogliamo rilanciare l’idea di una sua apertura al pubblico, con funzioni museale e didattico-divulgative innovative grazie all’uso di nuove tecnologie informatiche”, ha detto il prof. Mondaini. Due metri e 63 cm l’altezza delle arcate che si aprono lateralmente lungo le pareti laterali in laterizio; presenti a fianco delle arcate, degli archi ciechi in serie a costituire nicchie sostenute da grandi blocchi di arenaria.
Secondo l’archeologa anconetana Stefania Sebastiani (l’unica probabilmente ad aver compiuto un piccolo studio storico sul sito), le nicchie potevano contenere lucerne, e anche immagini affrescate di divinità e personalità d’alto rango dell’epoca. Lo si desume da macchie di colore presenti sui muri interni, che in alcuni punti si eleverebbero fino a 6 metri. Mentre le due sezioni ad elle della porzione stradale sarebbero lunghe una 14,5 metri, l’altra 8,2 (in attesa dello conferme dei ricercatori d’ateneo). Davvero molto probabile che quelle due sezioni, le cui parti terminali risultano murate, si aprano verso altri brevi rami e proseguano il loro percorso principale (da una cantina di un condomino dell’edificio si può accedere a un altro tratto, mai visitato) soprattutto in direzione mare e sul colle Guasco. L’intera strada, infatti avrebbe avuto la funzione di collegamento tra il porto romano con la sua zona magazzini di epoca augustea e traianea (i cui resti sono visibili nella zona sottostante vicino all’Istituto Nautico) e il Foro che occupava l’area delle limitrofe via Ferretti e piazza del Senato. Un’arteria al coperto e di passaggio, dunque, frequentatissima da pescatori, mercanti, gente d’affari, semplici cittadini. I cui resti erano già venuti alla luce prima nell’autunno 1943, quando l’originario e secolare palazzo gentilizio Fatati fu distrutto dai bombardamenti aerei, e successivamente durante le fasi della ricostruzione dell’edificio, ultimata tra il 1957 e il 1958. Poi i 60 famigerati anni d’oblio.
C’è ancora tanto da studiare in questo straordinario archeo-sito. Ci ha provato il dott. Mario Pagano a seguito di un sopralluogo compiuto nel 2015, quando era a capo della Soprintendenza Archeologia delle Marche (poi trasferito in altra sede l’anno seguente). Osservando i blocchi d’arenaria presenti nelle zone basamentali delle pareti, Pagano propendeva per una datazione più antica, la strada sarebbe stata costruita già in età repubblicana, per poi essere modificata.
Un ambiente bimillenario conservatosi in ottime condizioni perché sempre utilizzato – fin dal Medio Evo e in epoca rinascimentale – dai nobili proprietari dell’antico Palazzo Fatati come cantina-deposito per ghiacciaie, vini, derrate alimentari, attrezzi da lavoro.
Ora, anche in prospettiva dei risultati dei rilievi compiuti dal gruppo del prof. Mondaini – in particolare precise misurazioni di tutti gli spazi, e osservazione e identificazione approfondita dei materiali e dei metodi di costruzione – si riaffaccia la flebile speranza di un concreto interesse da parte della istituzioni (Soprintendenza e Comune di Ancona sono stati fino ad oggi “latitanti” per mancanza di fondi) per una valorizzazione di questa zona archeologica a fini di ulteriori studi e magari di visite guidate aperte a cittadini e turisti.

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