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Legambiente stronca la Quadrilatero:
“Il castello è miseramente crollato
Spesa faraonica, nessun posto di lavoro”

L'OPERA - Con l'inizio dei lavori per la Pedemontana Fabriano-Muccia, l'associazione coglie l'occasione per bocciare l'intero progetto: "Un costo preventivato di 2,2 miliardi, la stessa cifra che l'Europa ha dato all'Italia per l'emergenza terremoto. La compartecipazione del privato non c'è stata, la cattura di valore con il Piano d'Area Vasta è fallita e pagherà lo Stato. Le previsioni elaborate 20 anni fa si sono rivelate fantasiose, mentre manca ancora un documento con le linee guida per la ricostruzione post-sisma"
lunedì 7 Agosto 2017 - Ore 16:19
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L’ex premier Renzi all’inaugurazione della Civitanova-Foligno un anno fa

 

 

“Le opere d’arte che terranno banco nei prossimi anni non saranno quelle del Barocci, del Pinturicchio e del Rinascimento marchigiano, ma quelle di calcestruzzo, un segno di una continuità a dir poco inquietante tra vecchi e nuovi governanti”. Legambiente entra a gamba tesa su una delle opere viarie più costose realizzate negli ultimi anni in Italia, la famosa Quadrilatero. Sono ufficialmente partiti, infatti, i cantieri per la realizzazione della Pedemontana Fabriano-Muccia, un’intervalliva già prevista dalla Quadrilatero che, partendo da Fabriano, attraverserà i comuni di Castelraimondo, Matelica e Camerino, sino ad interconnettersi all’altezza della Sfercia con l’altro lato della mega opera, la Civitanova-Foligno portata a termine recentemente. Costo complessivo previsto 2 miliardi e duecento milioni di euro, quasi 4 mila miliardi e mezzo delle vecchie lire: la stessa cifra che l’Europa si è impegnata a dare a l’Italia per i danni del recente terremoto. Costo previsto della Pedemontana Fabriano-Muccia circa 320 milioni di euro. Il Governo ha inserito il progetto, originariamente pensato da Berlusconi e Lunardi nella legge-Obiettivo, nella legge “Sblocca-Italia”, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha stanziato le somme, la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato i decreti di occupazione d’urgenza delle aree ed i relativi espropri.

“È forse il caso di ribadire che non siamo contrari né alle strade, quando servono, né, tantomeno, all’ammodernamento delle infrastrutture – aggiunge Legambiente -. Ma qui siamo davvero all’assurdo. Il Progetto Quadrilatero è partito quasi venti anni fa con uno studio della società internazionale Price Wather House and Coopers, il cui costo economico sarebbe stato sostenuto dalla “cattura di valore” economico-finanziario, in parte prodotto dalle aree beneficiate dal passaggio della Quadrilatero, aree ben individuate in un Piano di Area Vasta (Pav) e dislocate lungo l’arteria, nonché dai contributi derivanti dal versamento della tasse camerali e dall’Imu dovuti allo Stato dai proprietari dei capannoni dei territori attraversati dall’arteria. L’effetto dell’infrastruttura sarebbe stato l’aumento di migliaia di nuovi posti di lavoro. Solo dalla realizzazione della Pedemontana Fabriano-Muccia sono attesi in dieci anni 90.000 nuovi posti di lavoro. Ebbene, il castello originariamente previsto è drammaticamente crollato sotto i colpi della crisi economica che si è abbattuta sull’Italia e sull’Occidente”. Insomma, come sottolinea Legambiente, quello che nelle intenzioni doveva essere un project financing, ovvero un progetto finanziato da pubblico e privato, è finito per diventare una sorta di buco nero per le casse dello Stato, quindi per le tasche dei cittadini. I soldi dei privati, cioè, non si sono visti.  “Abolita dallo stesso Berlusconi l’Imu, entrato in crisi il sistema camerale, non una sola delle aree di sviluppo previste nei Pav è divenuta realtà – continua Legambiente – il costo astronomico della infrastruttura è ricaduto interamente sullo Stato senza che un solo posto di lavoro in più, tranne quelli ovviamente delle maestranze impegnate nei lavori, possa essere ritenuto conseguenza diretta della Quadrilatero”.

 

Francesca Pulcini

 

“Oggi si replica con l’intervalliva Fabriano-Muccia – attacca Legambiente -. Chiediamo al Governo, alla Regione, ai sindaci (sino ad oggi all’unanimità): quale analisi economica sorregge l’impalcatura progettuale di questa mega-infrastruttura? Esiste una seria analisi “costi-benefici” dell’opera, attualizzata e corredata da proiezioni vere e non da fantasiose ipotesi, tutte smentite dalla realtà, come quelle elaborate dagli economisti della Price Wather House and Coopers e recepite dai nostri amministratori poco lungimiranti? Non esiste. Esiste un’indicazione delle priorità infrastrutturali dopo il terremoto devastante che ha sconvolto i nostri territori? Non esiste. Esiste un documento della Regione e del Governo contenente linee-guida per la ricostruzione post-sisma? Non esiste. Nell’assenza più totale di piani attuali di sviluppo, una colata di cemento si abbatterà sulle ‘colline del Verdicchio’, segnando irreversibilmente le linee armoniose del nostro paesaggio. Non si ragiona di ‘autostrade informatiche’ e di ‘banda larga’ ma di ponti, gallerie e viadotti”. Una bocciatura senza appello quella di Legambiente, da qui l’appello a cambiare tiro.   “Crediamo che sia tempo di scelte, soprattutto in questa fase così delicata per le Marche – conclude Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche –. Siamo convinti che dalla crisi e dal terremoto si possa rinascere puntando sull’agricoltura di qualità, sulle attrattive del paesaggio e dei centri ricchi di storia e non sui piloni di strade. Ora più che mai è necessario investire sui servizi alle comunità e alle imprese, come ad esempio la banda larga, con l’obiettivo di aumentare il senso di identità e di appartenenza di questi territori e di creare la spinta per una rinascita che renda le Marche competitive, contemporanee e in grado di generare futuro”.

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