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Stacchiotti: “Stop al consumo di suolo,
Parco urbanizzato
oltre la media regionale”

ANCONA – Il presidente dell'ente invita a firmare l'appello online #People4Soil per chiedere alla Comunità Europea che il suolo venga riconosciuto patrimonio da tutelare
venerdì 25 Agosto 2017 - Ore 14:04
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Gilberto Stacchiotti, presidente del Parco del Conero

Una firma per fermare il consumo di suolo, questo chiede a gran voce Gilberto Stacchiotti, presidente Ente Parco del Conero. “E’ una risorsa limitata – spiega – i cui tempi di formazione sono molto lunghi e può essere distrutto in tempi brevi o alterato chimicamente e biologicamente, nonostante la sua resilienza, sino alla perdita delle proprie funzioni”. Quindi: “Il consumo di suolo – continua – deve essere inteso come un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie agricola, naturale o semi-naturale. Si distruggono i paesaggi, la buona terra agricola e gli ambienti ricchi di natura per favorire l’espansione edilizia ed infrastrutturale. E per quanto concerne i comuni del parco del Conero, i dati al 2010 contenuti su “Ambiente e Consumo di Suolo nelle Marche” dell’Assessorato Ambiente indicano percentuali di suolo urbanizzato decisamente superiori alla media regionale (5,23%): Ancona 18,15%, Camerano 14,08%, Numana 30,26% e Sirolo 10,19%. Secondo l’Ispra il dato regionale nel 2016 è salito al 7,18 % di consumo di suolo pari a 67.326 ettari”. Che fare? “La parola – secondo il presidente – passa ai cittadini che possono firmare la petizione on line per chiedere alla Comunità Europea che il suolo venga riconosciuto come un patrimonio comune che necessita di protezione a livello europeo, in quanto garantisce la sicurezza alimentare, la conservazione della biodiversità e la regolazione dei cambiamenti climatici; inoltre che si definisca un quadro legislativo che tuteli i suoli europei dall’eccessiva cementificazione, dalla contaminazione, dall’erosione, dalla perdita di materia organica e dalla perdita di biodiversità. #People4Soil è un’Iniziativa dei cittadini europei sostenuta da più di 400 associazioni che in un anno deve raccogliere un milione di firme; in Italia è promossa da una task force di associazioni tra cui Acli, Coldiretti, Fai, Istituto Nazionale di Urbanistica, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF. C’è tempo fino al 20 settembre 2017 collegandosi al sito www.salvailsuolo.it  . I parchi marchigiani l’hanno già sostenuta”. Insomma, l’ appello di Stacchiotti è chiaro, ma è importante capire da dove nasca questa iniziativa. In base al recente rapporto Ispra sul consumo di suolo, componente chiave delle risorse fondiarie dello sviluppo agricolo e della sostenibilità ecologica, il suolo costituisce la base della produzione di cibo, foraggio, carburante e fibre. L’impermeabilizzazione rappresenta la principale causa del suo degrado in Europa, perché comporta un rischio accresciuto di inondazioni, contribuisce ai cambiamenti climatici, minaccia la biodiversità, provoca la perdita di terreni agricoli fertili e aree naturali e seminaturali, contribuisce insieme alla diffusione urbana alla progressiva e sistematica distruzione del paesaggio, soprattutto rurale (Commissione Europea, 2012). “La premessa al rapporto Ispra – continua Stacchiotti- è un importante contributo su una tematica prioritaria per lo sviluppo del Paese perché analizza l’evoluzione del consumo di suolo all’interno di un più ampio quadro delle trasformazioni territoriali ai diversi livelli, attraverso indicatori utili a valutare le caratteristiche e le tendenze del consumo e fornisce nuove valutazioni sull’impatto della crescita della copertura artificiale, con particolare attenzione alla mappatura e alla valutazione dei servizi ecosistemici del suolo”. Che l’Italia sia un Paese ad elevata fragilità purtroppo continuano a ricordarcelo disastri di ogni tipo, frane, alluvioni, sismicità, fenomeni vulcanici, erosione, con danni incalcolabili e migliaia di vittime che tuttavia non hanno portato ad un effettivo cambiamento nella politica e nelle strategie di gestione territoriale. “Accanto agli appelli delle associazioni ambientaliste –dice il presidente del Parco del Conero – con dossier eloquenti come “Terra rubata” del WWF o “Crosta d’asfalto” di Legambiente, oggi la disponibilità di studi sempre più accurati e completi, a partire da quelli “ufficiali” del Ministero Ambiente e Territorio realizzati dall’Ispra, rappresenta una preziosa occasione per dare a questo tema la giusta priorità”.

 

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