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Menichelli lascia Ancona:
«Pregate anche per me»

CONGEDO - Il cardinale usa le parole di papa Francesco per salutare la diocesi che ha guidato per 13 anni. Il futuro nella sua città natale San Severino ed un incarico affidatogli dal pontefice. La commozione e le lacrime ed un appello alla Chiesa di Ancona-Osimo: «Abbi cura della famiglia»
domenica 24 Settembre 2017 - Ore 21:15
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di Agnese Carnevali

(foto Giusy Marinelli)

Procede senza esitazioni l’omelia di congedo del cardinale Edoardo Menichelli dall’arcidiocesi che ha guidato per tredici anni. La voce si spezza solo a conclusione delle sue parole mentre esprime «affetto e gratitudine» alla comunità di Ancona ed Osimo stretta in un’affollatissima cattedrale di San Ciriaco ad Ancona. Un lungo applauso accompagna il momento di commozione del cardinale che non trattiene le lacrime, come molti nel duomo.

Tutti in piedi. Un saluto. Un grazie. Il modo di ciascuno per ricordare un momento vissuto con l’arcivescovo in questi tredici anni di permanenza nella diocesi. Tanti i fedeli e le autorità, il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, i deputati Lodolini e Carrescia, il prefetto D’Acunto ed il questore Capocasa, il comandante del porto Ferrara, il presidente del Consiglio regionale Mastrovincenzo, il presidente dell’Autorità portuale Rodolfo Giampieri, la presidente della provincia Serrani, il sindaco di Falconara Brandoni e quelli di Osimo e Camerano, Pugnaloni e Del Bello, il vicesindaco di Ancona Sediari e l’assessore Caprogrossi, il capo segreteria del presidente Ceriscioli Sturani, Oreficini della protezione civile, il rettore della Politecnica Longhi, l’ex governatore delle Marche D’Ambrosio e l’ex assessore regionale Luchetti, la comandante della polizia postale Grucci ed ancora molti altri sindaci ed un centinaio di sacerdoti che hanno accompagnato Menichelli all’altare.

Come tredici anni fa, quel marzo del 2004 che lo ha visto per la prima volta fare ingresso nella cattedrale della città, il cielo è grigio e carico di pioggia. Ora ad attendere il cardinale c’è San Severino, la sua città natale, un ex convento di cistercensi dove oggi risiedono alcune suore, dove è stato «ricavato uno spazio decoroso per me. Perché la casa dove dovevo andare è stata distrutta e ci vorrà del tempo perché sia ricostruita. Celebrerò messa e spero che le sorelle mi diano un pezzo di pane − scherza Menichelli al termine della celebrazione −. L’indirizzo è via Madonna dei Lumi ed il mio cellulare è sempre quello, potrete trovarmi facilmente». Non solo la vita con le suore a San Severino, un incarico di sei mesi attribuitogli da papa Francesco «in un settore molto delicato». Non svela di più il cardinale. Domenica prossima, 1 ottobre, l’arrivo dal mare del vescovo Angelo Spina che Menichelli incontrerà martedì per poi lasciare la sua casa e trasferirsi qualche giorno in seminario.

Il congedo da Ancona, il 24 settembre, giorno della dedicazione della cattedrale di San Ciriano nel 1753, poi riaperta dal vescovo Carlo Maccari nel ’77. «Sono lieto che il mio congedo cada in questa ricorrenza − le parole con cui Menichelli apre l’omelia −. Vorrei che mi aiutaste a rendere questa Eucarestia un atto di gratitudine a Dio. Mi ha aiutato ad incontrare persone come voi. Con voi sono stato vescovo e discepolo. Ho bisogno della vostra misericordia e sento il bisogno di ringraziarvi per la bontà ed i segni di benevolenza che mi hanno accompagnato e che mi hanno dato coraggio e fedeltà a Dio. Come ha detto San Paolo ai Filippesi − prosegue − l’amore del vescovo verso i suoi fedeli non è un bagaglio che si deposita ma resta nel cuore. Continuerò ad essere di aiuto a voi tutti per il progresso della vostra fede».

Parole di ringraziamento anche verso i sacerdoti, i diaconi, i volontari, i catechisti «per la testimonianza che avete offerto di generoso servizio». E ancora un pensiero per la famiglia e l’appello alla chiesa di Ancona ed Osimo perché la «custodisca, la evangelizzi, la salvi da quei desideri che oggi sono diventati diritti e che non corrispondono a nessuno, né alla natura umana né a Dio. Il mio desiderio pastorale è che vi sia uno sguardo amorevole verso le nuove generazioni che patiscono non solo le difficoltà occupazionali, ma anche una solitudine che non fa amare la vita, verso i malati, i poveri e gli esclusi. Due cose vi chiedo − conclude − la misericordia per i miei difetti, che chiamerei deficit e la preghiera perché trovi pace nei giorni ultimi del tempo umano e rubo una frase a papa Francesco: pregate anche per me». È qui che le parole lucide, sintesi del suo mandato pastorale, lasciano spazio alla commozione ed alle lacrime. Ma a conclusione delle celebrazioni Menichelli riacquista il suo umorismo ammonendo coloro che chiedono la parola per ringraziarlo e salutarlo. «Ricordatevi sempre che siamo Santi dopo morti, mai prima». Ad esprimere gratitudine ed affetto i presbiteri ed i diaconi, che hanno raccontato aneddoti di vita: le partite a briscola «durante le quali don Edoardo le hai date, ma anche prese» ed i momenti spirtituali e religiosi più significativi come il Congresso Eucaristico del 2011. «Ti vogliamo bene». Tre parole ricorrenti in questa domenica in duomo. Pronunciate dopo i presbiteri anche dalle famiglie e dalle suore che hanno vissuto con Menichelli in questi tredici anni. Infine il sindaco di Ancona Mancinelli. «Lei è stato per questa nostra comunità una guida spirituale vera, senza retorica, un punto di riferimento. Si è preso cura della città. È stato un padre, ma anche un figlio perché è sempre stato uno di noi. Sono certa che in qualunque luogo ed in qualsiasi ruolo questo rapporto con Ancona continuerà».

 

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