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Palombare incompiute,
le famiglie fantasma
vivono nel cantiere

ANCONA – Pagano la casa, ma l'impresa fallisce e i lavori non sono mai finiti. Così tre nuclei familiari sono costretti a vivere da anni nel proprio appartamento senza agibilità, con la paura di finire in mezzo alla strada. Il dramma della crisi che ha sconvolto le vite di chi aveva scommesso sulle abitazioni nel quartiere modello e fatto fallire il più ambizioso piano di riqualificazione della città
martedì 3 Ottobre 2017 - Ore 10:20
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di Emanuele Garofalo

Doveva essere il quartiere modello della città, l’esempio della trasformazione di capannoni industriali e artigianali in mini grattacielo di lusso. Ma l’ambizione approvata nel 1995 dal Consiglio comunale e disegnata nel 2005 tra gli altri dagli architetti Salmoni, Ciorra e dall’ingegnere Beer, un esempio unico in Italia di un consorzio formato da 100 privati, tra proprietari e costruttori, per realizzare l’Ancona residenziale del futuro è rimasta per metà sulla carta, si è scontrata con la crisi economica che ha mandato in fumo progetti e lavori. Così chi aveva investito i propri risparmi, centinaia di migliaia di euro, e i propri sogni in quella visione oggi si ritrova a vivere ancora in un cantiere a cielo aperto. Sono tre le famiglie di anconetani che da oltre 5 anni vivono in una delle incompiute delle Palombare, il condominio sorto dalle ceneri dell’ex Genny lungo via dell’Industria. Mezzo costruito, mezzo no, impossibile rilasciare l’agibilità. Ma per chi aveva programmato il trasloco, non c’è stata alternativa: vivere nel cantiere come fantasmi abusivi, con tutti i pericoli e i disagi che ne conseguono, o finire in mezzo alla strada. Le tre famiglie chiedono il massimo anonimato, perché temono di essere sfrattate. In realtà, il Comune è bene a conoscenza della situazione di disagio e da anni chiude un occhio, per evitare di creare ulteriori problemi ai proprietari, vittime del fallimento del piano di recupero delle Palombare. Degli 11 mini grattacieli previsti, ne mancano ancora 5 all’appello. Ex Genny (da completare), ex Byblos, ex Grati, ex Cagli e Cagnoni. Cinque palazzi che avrebbero dovuto garantire altri 300 appartamenti, sul totale di mille alloggi previsti dal progetto iniziale. Emblematico il caso dell’ex Byblos, lungo via dell’Industria.

Quello che resta dell’ex Byblos, ora il Comune vuole recuperare l’area come parcheggio a raso

Nel 2008 il rilascio del permesso a costruire, il via alle demolizioni del quartiere generale dell’alta moda, poi il nulla: tutto fermo da oltre 7 anni. E nel frattempo l’impresa Comparto 27 di Rimini ha chiesto la restituzione al Comune anche degli oneri di urbanizzazione versati, 405 mila euro, per le opere mai realizzate. Ora, dove doveva sorgere il condominio di lusso, con tanto di centro benessere e una portineria per la massima riservatezza degli inquilini vip, non resta che un cratere dove crescono arbusti selvaggi. Adesso il Comune pensa di utilizzare lo spiazzo come parcheggio a raso, se i proprietari ne concederanno l’uso. Era stato lo stesso sindaco Mancinelli ad alzare bandiera bianca sulle Palombare. «Il progetto è irrealizzabile, è di un’altra era geologica, le imprese sono fallite. Per almeno altri 10 anni il quartiere resterà un misto tra residenziale e artigianale. Possiamo migliorarne la vivibilità» aveva dichiarato nel 2014 Mancinelli all’incontro con il comitato dei residenti, promettendo la nuova piazza da realizzare davanti a Cagnoni e una maggiore attenzione verso le manutenzioni e i servizi. Come i beffati dal progetto CoopCasa Marche dell’Apl 4 di Pietralacroce, i cocci della crisi del mattone restano in mano a chi aveva progettato un futuro tra quelle quattro mura.

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