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Affittavano appartamenti alle lucciole:
tre nonnini a rischio processo

ANCONA - Il trio, composto da una donna di 75 anni e due uomini di 76 e 77 anni, è finito nei guai a seguito di un’operazione della polizia che nel 2016 aveva smantellato un giro di prostituzione attivo da Porto Sant’Elpidio fino a Senigallia. Per la procura, era gestito da un 45enne di Montemarciano e dalla sua compagna. Per tutti il pm ha chiesto il rinvio a giudizio
martedì 24 ottobre 2017 - Ore 10:23
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Foto d’archivio

Affittavano i loro appartamenti a gruppi di squillo, chiedendo loro somme sempre più consistenti per pagare il canone: a rischio processo tre nonnini, finiti nei guai a causa dell’operazione El Flaco che nel gennaio 2016 aveva consentito alla Squadra Mobile dorica di smantellare un giro di prostituzione con base a Montemarciano. Il trio, composto da una donna di 75 anni e da due uomini di 76 e 77 anni, ieri mattina ha affrontato l’udienza preliminare in tribunale assieme ad altre tre persone, tutte indagate a vario titolo con l’accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Il giudice, però, non ha deciso sul rinvio a giudizio. Tutto slittato al prossimo 28 maggio. Secondo quanto raccolto dalla procura, gli anziani – che avevano a disposizione appartamenti a Falconara e Senigallia – sarebbero stati in combutta con il dominus dell’organizzazione: un 45enne di Montemarciano, arrestato nel 2016. A gestire con lui il traffico, ci sarebbe stata la sua compagna, un 35enne di origine colombiane. Sarebbe stata proprio lei a reclutare le lucciole nei paesi del sud America e portarle prima in Spagna, dove venivano in possesso del premesso di soggiorno valido per espatriare in Europa, poi nelle Marche, nel tratto compreso tra Porto Sant’Elpidio e Senigallia. Le squillo alloggiavano nei monolocali o bilocali messi a disposizione da persone compiacenti. E qui, ricevevano i loro clienti. Al 45enne avrebbero pagato una somma giornaliera che non poteva scendere sotto i 50 euro. Il trasferimento delle donne tra una abitazione e l’altra avveniva di frequente. Un modo per sviare le indagini e offrire ai clienti sempre nuove ragazze. A completare la lista degli indagati, c’è un 36enne di Pedaso: anche lui avrebbe messo a disposizione un appartamento poi diventato, secondo quanto emerso dalle indagini, un’alcova del sesso.

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