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Cane muore infestato dai parassiti:
proprietario condannato

ANCONA – Il giudice ha stabilito per l’imputato, un 72enne, la pena pecuniaria di 5mila euro. L’uomo era finito a giudizio con l’accusa di maltrattamento e uccisione di animale, perché non avrebbe curato l’invasione parassitaria subita dal suo meticcio
giovedì 26 Ottobre 2017 - Ore 19:19
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Il tribunale di Ancona

È morto per anemia, dopo essere stato invaso da una moltitudine di zecche. È con l’accusa di maltrattamenti e uccisione di animale che questa mattina è stato condannato alla pena pecuniaria di 5 mila euro il proprietario di un meticcio deceduto a 7 anni a causa di un’invasione parassitaria che non gli aveva lasciato scampo. Per la procura, l’imputato – un 72enne di Montemarciano – non avrebbe agito in maniera tempestiva per impedire la morte del cane, avvenuta nel giugno 2011. «Non aveva capito che la situazione fosse così tragica» ha detto il legale difensore Roberto Leali. «Non ha mai maltrattato il cane e lo ha sempre portato dal veterinario. È una persona che accudisce in maniera amorevole tutti i suoi animali». Proprio per dimostrare l’infondatezza delle accuse, il 72enne aveva impugnato il decreto penale di condanna del valore di 2 mila euro emesso dal giudice. Invece che pagare, ha preferito affrontare un’udienza pubblica per provare la sua innocenza. Le cose non sono però andate come sperava. Secondo il pm, l’invasione delle zecche sarebbe iniziata almeno tre settimane prima del decesso. Dunque, sarebbe stato quasi impossibile non accorgersi della gravità della situazione, appesantita anche – per la procura – dalla fatiscenza del box dove era ricoverato il meticcio, di taglia medio-piccola. Di tutt’altro avviso la difesa: «Il mio assistito – ha detto il difensore – aveva comprato uno spray antiparassitario. Anche il giorno stesso della morte, il cane sembrava stare bene: ha mangiato e giocato. Il tragico epilogo è stato improvviso. Quel meticcio lo aveva raccolto da un cassonetto della spazzatura, quando era solo un cucciolo. L’ha ha sempre curato. Non vedo come sia possibile parlare di maltrattamenti». La segnalazione alle guardie zoofile, che avevano poi aperto un’indagine, era partita da un vicino di casa del 72enne, insospettito dal fatto che il cane potesse vivere in una situazione non proprio confortevole.

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