facebook rss

Giornata antiviolenza,
ad Ancona 140 donne
ogni anno chiedono aiuto

ANCONA – Da sabato e fino a dicembre si terranno le iniziative contro la violenza di genere. In città è attiva da tre anni la Casa di Demetra per dare accoglienza alle vittime che trovano la forza di denunciare i soprusi
venerdì 24 novembre 2017 - Ore 20:46
Print Friendly, PDF & Email

Le scarpe rosse simbolo della lotta alla violenza di genere

 

Minacce, torture fisiche e psicologiche, soprusi e nei casi più estremi, la morte per mano di uomini incapaci di amare. Sabato 25 novembre ricorre la giornata contro la violenza di genere. Un fenomeno che ad Ancona spinge ogni anno 140 donne a rivolgersi al Centro antiviolenza per chiedere aiuto. “I dati regionali rispecchiano purtroppo la situazione nazionale – spiega Margherita Carlini, psicoterapeuta e criminologa del Centro antiviolenza di Ancona -. Nella nostra struttura ci manteniamo stabili nell’accogliere più o meno dalle 130 alle 140 donne all’anno. Questi sono ovviamente le violenze che emergono cioè quelle donne che parlano delle violenze fisiche e psicologiche che subiscono e che provano ad intraprendere un percorso di uscita da queste relazioni maltrattanti. È chiaro che il gran numero in realtà è rappresentato dal sommerso, da quelle donne che ancora non riescono a denunciare, non riescono a parlarne. Ad Ancona, da ormai più di 3 anni, è stata istituita una rete territoriale (di cui è promotore il Comune di Ancona n.d.r.) formata da tutti quegli organismi, enti e associazioni, che a diverso titolo accolgono e incontrano le donne vittime di violenza. Questo è assolutamente importante per poter garantire loro, nel momento in cui denunciano le violenze che subiscono, risposte che siano assolutamente coordinate, professionali e indirizzate in un’ottica di tutela per le donne stesse”. A partire da sabato 25 novembre e fino a mercoledì 29 novembre, la facciata del Teatro delle Muse sarà illuminata di arancione. Per il secondo anno, infatti, il Comune di Ancona, aderisce all’Orange Day, una giornata dedicata alla sensibilizzazione rispetto al tema della violenza di genere, promossa nell’ambito della campagna UNiTE to End Violence against Women, lanciata nel 2008 dal Segretario Generale delle Nazioni Unite.
“In questi anni – spiega l’assessore ai Servizi Sociali, Emma Capogrossi – abbiamo realizzato interventi concreti a favore delle donne vittime di violenza e dei loro figli, da quelli di supporto alle condizioni di vita personali, all’attivazione di un nuovo servizio come la Casa di Demetra,  prima struttura in Italia ad accogliere le donne che dopo il percorso di uscita dalla violenza in una Casa Rifugio vogliono ricostruire una nuova vita. Abbiamo sempre lavorato in stretta sinergia con il Centro Antiviolenza, che sosteniamo concretamente e con le tante associazioni del nostro territorio, promuovendo anche iniziative utili ad incidere sugli aspetti culturali legati a questo drammatico fenomeno, come quelli che abbiamo in programma nei prossimi giorni”

Sabato al ridotto del Teatro delle Muse alle ore 17 per Cinemuse, la proiezione “L’amore rubato”, (ingresso libero) e a seguire dibattito con il pubblico sul tema della violenza contro le donne. Intervengono l’Assessora ai Servizi sociali e Pari Opportunità del Comune di Ancona Emma Capogrossi, la Presidente del Forum delle Donne di Ancona Laura Pergolesi, per l’ordine degli avvocati Paola Mazzocchi e Raffaella Bresca. Introduce e coordina Gabriella Nicolini, avvocato e Presidente Marche Teatro. Partecipano al dibattito con il pubblico numerosi esperti tra cui Carlini, Bezzeccheri e Contucci.
L’iniziativa, con il sostegno del Comune di Ancona, è in collaborazione con il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati e il Forum delle Donne . “L’idea nasce dalla volontà, da parte delle Istituzioni e Associazioni a difesa delle donne, di creare un confronto- dibattito direttamente con il pubblico, in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne – afferma Gabriella Nicolini, avvocato e Presidente Marche Teatro – . In Italia e nel mondo l’aumento della violenza impone una riflessione etica e sociale, per comprendere le cause e cercare insieme le possibili risposte al fenomeno. E la presenza e il coinvolgimento delle giovani generazioni alla manifestazione è fondamentale, per un auspicabile cambiamento nel rapporto tra donna e uomo”.

Le iniziative proseguono a dicembre. Primo appuntamento venerdì 1 dicembre alle 17.15 a palazzo Camerata (via Fanti 9, Ancona) per l’incontro pubblico “Genere e Linguaggio: come si parla delle donne in Italia?” con Cecilia Robustelli, linguista, docente all’Università di Modena e Reggio Emilia e collaboratrice dell’Accademia della Crusca. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione di Donne “SEMAJ – Seminari Magistrali di Genere Joyce Lussu Ancona, con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Ancona, del FORUM delle Donne del Comune di Ancona, della Commissione alle Pari Opportunità della Regione Marche, dello SPI – Sindacato Pensionati Italiani – Ancona. Introduce Claudia Gambini, docente in Filosofia e Storia, e interviene Pina Ferraro Fazio, Consigliera di Parità della Provincia di Ancona.
“Il fine dell’incontro – spiega l’Associazione – è quello di riflettere insieme sull’importanza del linguaggio, perché esso rappresenta un potente strumento di inclusione/esclusione, soprattutto oggi, nella società della comunicazione. L’obiettivo è valorizzare le differenze, dando loro riconoscimento attraverso l’evidenza linguistica, soprattutto nell’ambito degli attuali cambiamenti culturali e sociali legati al nuovo status delle donne. Un linguaggio che non riconosce e rende nominabile la presenza delle donne è spia di una visione culturale stereotipata, prigioniera del passato e non aperta al cambiamento. É necessario, dunque, comprendere l’importanza dell’evoluzione del linguaggio per la costruzione di un’identità di genere reale, libera e consapevole e per la formazione di una cittadinanza democratica aperta ad accogliere e a riconoscere, anche nominalmente, le differenze, senza discriminazione.”

La violenza, tuttavia, non è soltanto quella agita, fisica o sessuale, ma anche quella psicologica ed economica. Di quest’ultimo argomento tratta “MATRIMONIO/PATRIMONIO – Contributo a un percorso di conoscenza del Diritto”, incontro con esperti di archeologia e diritto, in programma il 5 dicembre, ore 16, al Museo Archeologico Nazionale delle Marche (Sala conferenze). Intervengono Emma Capogrossi, Assessora ai Servizi sociali e Pari Opportunità del Comune di Ancona, Laura Pergolesi, Presidente del Forum delle Donne di Ancona, Serenella Bachiocco, Presidente dell’Ordine avvocati di Ancona e Meri Marziali, presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Marche. L’iniziativa è di Reti Culturali, con il patrocinio del Comune di Ancona e della Commisione Pari opportunità della Regione Marche.
“Le parole matrimonio e patrimonio – afferma Marina Turchetti, presidente dell’Associazione Reti Culturali Ancona e moderatrice dell’incontro – derivano dal Latino e sono rispettivamente formate da mater (madre), pater (padre) e munus (compito, dovere). Il Diritto romano, che costituisce la base del diritto come lo conosciamo, riconosce e norma il complesso delle situazioni socio-patrimoniali in riferimento all’unione nuziale, utilizzando il termine matrimonium nel senso di “compito della madre”, un legame che rende legittimi i figli procreati nell’unione, e patrimonium nel senso di “compito del padre”, che è quello di provvedere al sostentamento della famiglia con i beni di cui è l’unico legittimo possessore. Molte situazioni, la cui lunga eco nei secoli si è trascinata sino ai tempi odierni, diventano più comprensibili se se ne conosce la genesi, e la storia delle parole è a volte illuminante. A volte, infatti, usiamo nel linguaggio comune termini densi di significati dei quali non abbiamo piena cognizione. La consapevolezza è sempre un elemento prezioso, la conoscenza è sempre uno strumento potente. L’intento dell’associazione è offrire un contributo di comprensione a tutti quelli che vogliono capire e partecipare responsabilmente ai processi di cambiamento, in riferimento ai radicati aspetti culturali che sono alla base di perduranti discriminazioni.”

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X