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«Paga il debito o ti ammazziamo»:
quattro giovani jesini
a rischio processo

ANCONA – A vario titolo, sono tutti indagati per tentata estorsione, lesioni aggravate e rapina, reati commessi ai danni di un 24enne che non aveva pagato una partita di droga. La vittima sarebbe stata portata in un casolare abbandonato e poi picchiata a sangue. L'udienza preliminare è stata rinviata
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Il tribunale

 

«Se non saldi il debito prendiamo la pistola e ti spariamo alle gambe. Hai due settimane di tempo per portarci i soldi altrimenti ti ammazziamo». È l’avvertimento a cui avrebbero fatto seguito botte, spinte e calci diretti a un 24enne jesino, “colpevole” di non aver pagato una partita di droga del valore di 500 euro. Dietro a quel mix di minacce e percosse ci sarebbe stata una combriccola di quattro ragazzi, tutti giovani tra i 22 e i 25 anni, che ora rischiano tutti di finire a processo con delle accuse pesantissime. A vario titolo, sono contestati i reati di tentata estorsione, lesioni aggravate, rapina e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Questa mattina, l’udienza preliminare che è stata rinviata all’11 giugno del 2018, quando il giudice potrà decidere sul rinvio a giudizio degli indagati, difesi dai legali Mirco Piersanti, Moreno Giaccaglia e Silvia Paoletti. I fatti si sono consumati a Jesi il 21 febbraio 2015. Mesi prima, la vittima – secondo quanto riscontrato – aveva acquistato da uno dei quattro una partita di hashish senza però pagare il fornitore. È dal mancato pagamento del debito che sarebbe scaturita la spedizione punitiva del gruppo. In primis, avrebbero fatto salire il 24enne in auto per portarlo in un casolare sperduto le campagne dei Belvedere Ostrense. Una volta arrivati, l’avrebbero picchiato a sangue, procurandogli ecchimosi al volto, la rottura di una zigomo e un trauma cranico. In mezzo, la sequela di minacce: «Prendiamo la pistola, così capisci bene cosa devi fare. Vedi di trovare 500 euro, altrimenti veniamo ad ammazzarti» gli avrebbero detto, rapinandolo anche dei cellulari, suo e della madre, che teneva in tasca. Qualche giorno dopo, il 24enne aveva avuto il coraggio di andare dai carabinieri e denunciare tutto. Dopo le indagini, la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm per i quattro presunti responsabili.

 

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