Quando i guantoni curano l’anima:
Boxe Therapy, il pugilato che rigenera

ANCONA - Sul quadrato del Palabrasili di Collemarino i colpi assestati al sacco non servono a ferire, ma a scacciare i demoni della solitudine, della dipendenza e del pregiudizio

di Gino Bove

Ore 9,30 in punto: sul quadrato del Palabrasili di Collemarino i colpi assestati al sacco non servono a ferire, ma a scacciare i demoni della solitudine, della dipendenza e del pregiudizio.

La sessione di Boxe Therapy al Palabrasili

Da cinque anni l’Accademia Pugilistica Dorica ha trasformato una disciplina di combattimento in un autentico faro di speranza e riscatto umano grazie alla “Boxe Therapy”, un percorso nato per prendere le fragilità della vita e mutarle in risorsa.

Stefano Caporelli

Alla guida di questo laboratorio di rinascita c’è Stefano Caporelli, educatore professionale e tecnico di pugilato, che lavora in stretta intesa con il tecnico Danilo Tartari. Un progetto visionario nato quasi per intuizione e diventato punto di riferimento sul territorio: «Ero a casa e pensavo: ho una laurea come educatore professionale e sono un tecnico di pugilato. Volevo creare qualcosa in cui queste due anime potessero fondersi». Una scintilla accolta con entusiasmo da Mario Pierangeli, presidente della Marcovive Onlus, che ha creduto fin da subito nella forza inclusiva del ring.

La sessione al sacco

In palestra il rumore sordo dei guantoni si mescola al ritmo dei respiri e agli incitamenti reciproci. Il fischio che segnala il momento di scagliare il colpo non tutti lo sentono: per i non udenti c’è l’interprete Lis che traduce, anzi “segna” le indicazioni di Caporelli e Tartari, compreso il momento di eseguirle. Per i ragazzi con disabilità fisiche o cognitive, ogni pugno contro il sacco rappresenta una conquista contro le proprie barriere: «Lavoriamo sulle risposte agli stimoli visivi e sonori, sulla coordinazione e sull’equilibrio. Ma soprattutto cerchiamo di regalare loro maggiore autonomia e sicurezza, dimostrando che ogni limite può essere superato».

L’inclusione si fa ancora più profonda quando ad indossare i guantoni sono persone che cercano di rialzarsi dal tunnel delle tossicodipendenze o giovani inseriti nel percorso di messa alla prova dal Tribunale per i Minorenni di Ancona. «Insegniamo il valore e la disciplina dello sport, che diventa un alleato fondamentale nello scalaggio delle sostanze e dei farmaci», racconta Caporelli. «La fatica intensa rilascia endorfine e benessere fisico: mostriamo che non servono le sostanze per stare bene con se stessi e con gli altri».

Sul ring del Palabrasili la rabbia si scioglie nella disciplina e le ferite dell’anima diventano consapevolezza. La vera vittoria nella Boxe Therapy, insomma, non si misura in coppe o medaglie, ma negli sguardi ritrovati di chi entra in palestra schiacciato dai propri macigni ed esce a testa alta. Consapevole di non essere più solo.

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