Doppia tassa per uscire di casa:
la beffa del passo carrabile.
Fa ricorso ma il giudice gli dà torto

SENIGALLIA - La sosta selvaggia toglie lo spazio di manovra per entrare e uscire dal garage, ma per posizionare dei dissuasori il Comune chiede un secondo canone per il suolo pubblico. Il residente: «Invece di rimuovere i mezzi abusivi, chiedono altri soldi a me»

Gli scooter in sosta vietata in via Ugo Bassi

di Sabrina Marinelli

Paga regolarmente il passo carrabile da oltre vent’anni, ma per poter entrare e uscire dal proprio garage deve sperare nel rispetto delle regole altrui. Succede in via Ugo Bassi, una stretta via cittadina di Senigallia dove il transito dei veicoli si arresta in prossimità del sottopasso pedonale diretto al mare. Qui la sosta selvaggia di auto ma soprattutto scooter trasforma il rientro o l’uscita da casa in un’odissea.

In passato, per impedire che i veicoli parcheggiassero a ridosso dell’accesso, privando i residenti dello spazio di manovra necessario, l’Amministrazione comunale era intervenuta installando dissuasori in cemento (i classici “panettoni”), poi sostituiti dai paletti e da una catena mobile. Tuttavia, con l’inizio della stagione estiva e con la motivazione di voler garantire una maggiore sicurezza a ciclisti e pedoni, la Polizia locale ha rimosso tutto, lasciando solo la segnaletica di divieto.

Senza più barriere a fare da freno, il caos estivo ha preso il sopravvento. Esasperato dall’assenza di rimozioni tempestive dei mezzi in divieto, il cittadino ha tentato la via giudiziaria: ha presentato un ricorso d’urgenza in sede civile chiedendo di poter ripristinare a proprie spese catena e paletti. La risposta della sezione civile del Tribunale di Ancona è stata però un netto rigetto, spiegando che un privato non può essere autorizzato a collocare autonomamente barriere sulla strada pubblica.

I veicoli in sosta anche la sera in via Ugo Bassi

Nel corso dell’estate la Polizia locale ha riscontrato, come riferito al Tribunale, la presenza di installazioni abusive: coni trovati fissati all’asfalto con dei lunghi chiodi. Un “fai-da-te” che il residente nega fermamente: «Se avessi voluto agire da solo non mi sarei certo rivolto al giudice per chiedere un’autorizzazione formale – dice –. Non ho mai posizionato quei coni, che il Comune dichiara di aver trovato».

Secondo l’ente, inoltre, l’unico modo per ottenere la delimitazione fisica dello spazio di manovra sarebbe presentare un’ulteriore istanza per l’occupazione di suolo pubblico e versare il relativo canone. Una posizione che il residente respinge con forza: «Io pago il passo carrabile dal 2004 e il Comune deve garantirmi il passaggio – insiste –. Non accetto che mi si chieda di pagare ulteriori tasse per l’occupazione di suolo pubblico solo per avere lo spazio di manovra: devono essere sanzionati gli automobilisti indisciplinati, non costretto io a pagare due volte: passo carrabile e suolo pubblico».

Il ricorso urgente è stato respinto e il cittadino condannato a rifondere le spese di lite al Comune. Ha già dato mandato al proprio avvocato di presentare ricorso contro l’ordinanza emessa dopo l’udienza di martedì, con cui è stata negata l’istanza cautelare .

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