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Kafka all’anagrafe di Ancona:
«Legge del 1913, per la carta d’identità
servono testimoni»

ANCONA – Il padre si presenta con le due figlie gemelle neo diciottenni per ottenere il documento di riconoscimento per la prima volta. Ma allo sportello viene gelato: “Non basta la firma del genitore”. Inizia così un'incredibile girandola burocratica tra uffici e dirigenti, fino all'esposto alla polizia municipale
sabato 30 Dicembre 2017 - Ore 12:14
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Il Comune (foto d’archivio di Giusi Marinelli)

 

di Giampaolo Milzi

Gemelle, da poco maggiorenni, ma due “fantasmi” dal punto di vista anagrafico. Perché il Comune di Ancona è disponibile a rilasciar loro il documento di identità solo se accompagnate da due testimoni, che però – e qui sta il fanta-inghippo – non devono essere parenti e/o affini. Sull’orlo di una crisi di nervi burocratica il padre delle ragazze, il signor Maurizio Moscatelli, residente in città, chef di professione, ma causa forza maggiore improvvisatosi esperto in norme anagrafiche e dintorni. Il quale, smaltita la rabbia, il 19 dicembre scorso ha presentato un esposto al Comando della Polizia municipale per ottenere i due tesserini così necessari alle figlie.
L’odissea burocratica di Moscatelli inizia il 15 dicembre scorso, quando si presenta con le figlie al Servizio carta d’identità elettronica in via Piave 10. Allo sportello la doccia fredda: abbiamo le mani legate, per il rilascio non basta la sua testimonianza di riconoscimento delle signorine, né quella di sua moglie, di suoi fratelli, zii, nonni o cugini di sorta; è necessaria l’attestazione di due persone che non rientrino in queste categorie. “E’ questa la sostanza della risposta che ho ricevuto dal responsabile dell’ufficio – racconta allibito il padre. – Ed è il colmo, perché se fossero state minorenni non ci sarebbe stato alcun problema, sarebbe bastato l’ok di uno dei genitori, ma il problema secondo l’ufficio c’è proprio perché da un lato hanno compiuto 18 anni, dall’altro perché fino ad ora non hanno mai avuto un documento di riconoscimento”. Problema che, sempre secondo l’ufficio, trova fondamento in una legge di un secolo fa, la numero 89 del 16/2/1913, sull’Ordinamento del notariato e degli archivi notarili.
Moscatelli, incredulo, non si dà per vinto, telefona alla dottoressa Paola Calabrese, dirigente municipale dello S.C.A.L.E.S. (Stato Civile, Anagrafe, Leva, Elettorale, Statistica). “La quale – prosegue nel racconto – in prima battuta mi dice di aver parlato col suo sottoposto, e di aver chiarito che in realtà è sufficiente il riconoscimento dei genitori. In alternativa mi segnala un iter, più lungo, presso la Questura”. Ma il 18 dicembre mattina ecco che squilla il cellulare di Moscatelli, contrordine: “Mi chiama l’anagrafe, mi fa presente che dopo essersi riconsultato con la Calabrese e con un notaio risulta che il Comune di Ancona applica quella maledetta legge del 1913, per prassi, e che quindi parenti e/o affini non bastano, in pratica mi dovrei presentare allo sportello con due sconosciuti. Ma, dico io, dove diavolo li trovo questi testimoni?”.
Già, la prassi. Strana quella del Comune di Ancona. La prova del nove? Il padre delle “gemelle fantasma” si informa presso gli uffici Anagrafe di Falconara, Senigallia e Jesi. “Guardi, se due neo maggiorenni residenti nel nostro comune hanno bisogno della carta d’identità possono venire accompagnate dal padre o anche da sole”, ecco la risposta, secondo buon senso, tra l’altro, riferita da Moscatelli. Il quale non trascura nulla, e fa anche un salto con le gemelle alla Questura di Ancona. E in Questura prima cadono dalle nuvole, poi si sviluppa un consulto tra uffici, infine, l’agente di turno, un po’ esterrefatto e imbarazzato, spiega che loro sono competenti solo per identificazioni legate alla pubblica sicurezza e quindi consiglia a Moscatelli di sottostare alla regola del Comune.
Ma davvero l’iter in materia è blindato dalla legge sul Notariato del 1913? Moscatelli si precipita al Comando della Polizia municipale, dove trova conforto nel responsabile di polizia giudiziaria, il maggiore Marco Ivano Caglioti. “Anche lui rimane basito – racconta il padre delle gemelle – In sostanza mi spiega che tirare in ballo il Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza, ndr.) e la legge sul Notariato, come da interpretazione dell’Anagrafe comunale, è sbagliato. In particolare, la legge sul Notariato, quando richiede la necessità di due testimoni non parenti e/o affini, si riferisce a successioni, vendite e atti similari, mica alle carte d’identità”. Ergo, su consiglio dello stesso maggiore Caglioti, la presentazione dell’esposto “interno” al Comune, cioè agli uffici competenti, che conta anche e soprattutto sulla trasparente e semplificatoria legge Bassanini.
Che esito avrà l’esposto? A Palazzo del popolo pare dormano sonni tranquilli. Tranquillo, del resto, è il direttore generale del Comune, Giancarlo Gasparini. Moscatelli: “Informato da me dell’esposto, ecco cosa mi ha detto quando mi ha richiamato al telefono dopo essersi sentito con la dirigente del servizio anagrafe e con il responsabile del Servizio Carta d’identità: caro signore, siamo sicuri, per il rilascio dei due documenti per le sue gemelle si cerchi due testimoni, ma che non siano né parenti, né affini, mi raccomando”.

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