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Proiettili contro la finestra
della conduttrice Tunde Stift,
assolto ex poliziotto

ANCONA - L'uomo, un ex ufficiale in pensione, è stato scagionato per mancanza di prove. Era accusato di aver forato la tapparella di casa della presentatrice ungherese con sei colpi partiti da una carabina ad aria compressa
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La conduttrice Tunde Stift

 

Era accusato di aver sparato con una carabina ad aria compressa contro una finestra dell’abitazione di Tunde Stift, nota conduttrice televisiva e presentatrice di origine ungherese residente a Senigallia. A quasi cinque anni dai fatti, è stato assolto il vicino di casa della donna, un ex poliziotto in pensione accusato di danneggiamento e lancio di oggetti pericolosi. Per l’accusa, era stato lui la mattina del 14 giugno 2013 ad aver imbracciato l’arma e ad esplodere sei colpi contro la tapparella dell’ungherese, forandola in alcuni punti. L’uomo, 70 anni ed ex sottufficiale della polizia, è stato scagionato per mancanza di prove anche se, secondo gli investigatori, tutti gli accertamenti eseguiti portavano a nutrire dei sospetti verso  di lui. Due particolari su tutti: la traiettoria degli spari e il modello di pallini ritrovati a casa dell’ungherese compatibili con quelli sequestrati all’epoca al 70enne, residente in via Brodolini come la sua presunta vittima. Questa mattina, in udienza, l’imputato è salito sul banco dei testimoni per ripercorrere i fatti, sottolineando come quel giorno non fosse presente in casa al momento dei colpi esplosi. “Alle 9.30 – ha ricordato – avevo appuntamento con il commercialista per consegnargli alcuni documenti. Sono partito di casa con la mia vespa una ventina di minuti prima. Una volta sbrigate tutte le faccende, sono tornato nel mio appartamento verso mezzogiorno. Ho visto che c’era un pattuglia dei carabinieri a casa della Tunde e ho pensato che ci fossero stati i ladri. Il giorno dopo, i militari sono arrivati da me e mi hanno chiesto se avevo armi in casa. Dalla taverna ho tirato fuori una carabina giocattolo e ho consegnato anche i pallini. Mai pensavo di potermi trovare in tribunale. Ho buoni rapporti con la Tunde e con lei non c’è mai stato motivo di litigio. Ancora oggi ci salutiamo”. La mancanza del movente è stata solamente una delle questioni su cui ha spinto la difesa, rappresentata dall’avvocato Daniela Lucaioli. Non c’è prova, infatti, che al momento degli spari il 70enne fosse a casa. Secondo quanto ricostruito, si era già allontanato per andare a incontrare il commercialista. Inoltre, in quei giorni a Senigallia si festeggiava la sagra della quaglia, per cui poteva essere alquanto verosimile l’esplosione di colpi da parte di qualche appassionato.

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