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Si lancia da un’auto in corsa
per sfuggire alle botte dell’ex:
24enne condannato anche in appello

ANCONA - Il giovane era accusato di lesioni personali, stalking e sequestro di persona, tutti reati perpetrati nei confronti dell'ex ragazza che, pur di allontanarsi dal suo aguzzino, si era dovuta trasferire in un'altra regione. Due anni la pena confermata in secondo grado dalla Corte
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La Corte d’Appello

 

L’avrebbe perseguita e picchiata fino al punto da farle cambiare città  e spingerla, durante un litigio furibondo, a lanciarsi dall’auto in corsa per sfuggire alle botte. In primo grado, un 24enne anconetano era stato condannato a due anni di reclusione, pena sospesa condizionata al pagamento di una provvisionale di 10 mila euro alla vittima, un’osimana di tre anni più grande dell’imputato. Ieri, la Corte d’Appello ha confermato la sentenza del tribunale di corso Mazzini che aveva decretato la responsabilità per i reati di sequestro di persona, lesioni personali e stalking. In udienza, c’erano i genitori dell’ex fidanzata dell’imputato. Contenti a metà: da una parte hanno gioito per la conferma del verdetto, dall’altra avrebbero voluto una pena più pesante per il ragazzo, responsabile – secondo la loro opinione – della rovina della figlia. La giovane, dopo la denuncia sporta nei confronti del 24enne, era infatti dovuta andare in cura da uno psicoterapeuta per superare i traumi subiti tra il 2012 e il 2013, periodo in cui si stava frequentando con l’anconetano, difeso dall’avvocato Marina Magistrelli. Due gli episodi più gravi contestati dalla procura.  Il primo risale al novembre 2012, quando i due, stavano percorrendo in auto la Provinciale del Conero.  Arrivati al Poggio, si era innescato un litigio infernale. Lui avrebbe colpito la ragazza più volte e lei, pur di poter sfuggire al suo aguzzino, aveva aperto lo sportello e si era gettata fuori dalla vettura. Dolorante, era riuscita ad arrivare fino a un’abitazione, scavalcando il cancello. Erano stati i proprietari a soccorrerla e a chiamare aiuto. In un’altra occasione, nel marzo 2013, lui avrebbe trovato il modo di segregarla sul sedile dell’auto, legandola con la cintura di sicurezza e un asciugamano. Nel garage di casa del 24enne, la vittima sarebbe stata picchiata con un bastone. Una volta, secondo la procura, il dorico avrebbe anche utilizzato un cacciavite. La giovane aveva sporto denuncia, poi ritirata. In un secondo momento, spinta anche dai genitori, aveva trovato il coraggio di ritornare sui suoi passi. A quel punto, per sfuggire al tormento del ragazzo, si era trasferita fuori regione. Al processo, tutto il nucleo familiare si è costituto parte civile, tramite l’avvocato Marcellino Marcellini. L’imputato ha sempre dato un’altra versione della storia, sottolineando come il rapporto d’amore fosse particolarmente turbolento, tanto che entrambi si sarebbero dimostrati violenti per motivi di reciproche gelosie.

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