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Bollette non pagate, Accademia dei Musici sfrattata
Santarelli: «Tolleranza zero»

FABRIANO - Claudio e Valerio Veneri ribattono: "In sei anni di attività al servizio della città abbiamo investito 300mila euro e portato 10mila visitatori. La diffida è l'unica comunicazione che riceviamo da questo Comune. Le quote di Palazzo Zuccari sono state saldate e gli spazi del convento di San Benedetto non sono stati subaffittati a terzi"
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Il M. Claudio Veneri mostra il rullo di carta bucato – la carta che suona – del pianoforte “PIano Player”

L’associazione di Claudio e Valerio Veneri ha ricevuto una lettera di sfratto da parte del Comune. Il gruppo di ricerca e di promozione culturale che è ospite del Complesso San Benedetto insieme ad altre associazioni, che lì vi ha fondato il Museo del Pianoforte Storico e del Suono, grazie a una preziosa collezione dello stesso Claudio Veneri, è stato sfrattato. La diffida è arrivata il 23 gennaio, in cui si intima il pagamento ad otto giorni. La lettera sollecita la restituzione delle chiavi per morosità, pena la «dismissione delle utenze relative»: pare che i gestori del museo non abbiano pagato le utenze per 11mila euro. Il sindaco Gabriele Santarelli, sottolineando che il Movimento 5 Stelle «ha sempre creduto e continua a credere nel progetto dell’Accademia dei Musici» afferma pubblicamente via social network: «Questa amministrazione sin da luglio ha avviato tutte le azioni necessarie e dovute per far rientrare dai propri debiti tutti i soggetti privati che usufruiscono di uno spazio concesso dal comune e che hanno sottoscritto un contratto di affitto o di comodato. A qualcuno in passato è stato consentito di non pagare per anni e questo non deve più accadere, associazioni  stanno rientrando da questi debiti attraverso un piano di rateizzazione e chi non si è reso disponibile a individuare un percorso di rientro ha ricevuto la lettera di sfratto».  Ricorda poi che «gli spazi messi a disposizione del Museo del Pianoforte vengono abitualmente utilizzati dal personale della cooperativa alla quale l’accademia dei musici ha affidato alcuni servizi», che non avrebbe fornito «nessuna comunicazione ufficiale all’amministrazione», rammentando che il contratto per il San Benedetto «prevede l’impossibilità di far godere a terzi di quegli spazi se non autorizzati dall’amministrazione e che «i dipendenti della cooperativa sono entrati in possesso delle chiavi del San Benedetto senza alcuna comunicazione all’amministrazione né tanto meno alcuna autorizzazione». Infine Santarelli conclude ribadendo la sua linea:

Il sindaco Gabriele Santarelli

«Non nutro alcun interesse circa l’appartenenza politica della cooperativa alla quale è stata data in gestione il museo», «siamo liberi di intraprendere questo tipo di azioni senza fare figli e figliastri e senza favorire chi abbiamo appoggiato da sempre. Questa cosa destabilizza molti ma piano piano verrà accettata».

La risposta dell’Accademia arriva con una lettera pubblica, ammettendo «di non avere regolarmente pagato le quote previste per il contributo annuale relativo ai consumi per il complesso del San Benedetto», e di aver pagato invece quelle di Palazzo Zuccari, dove si svolgono i seminari di restauro. Così i Musici: «Ci duole dover constatare che questa diffida è stata la prima ed unica comunicazione che abbiamo ricevuto in sei anni di onorata attività al servizio della città. Da ultimo si afferma, nella diffida, che ‘si è venuti a conoscenza’, del fatto che i locali a noi concessi sono stati da noi indebitamente, concessi in uso a terzi».  «Per rendere più conseguente la nostra attuale risposta alla Vostra diffida chiariamo che, con contratto di appalto di servizi del 01.11.2017, abbiamo affidato in appalto alla Cooperativa ‘Grafica & Infoservice Società Coop. Sociale’, con sede in Monte San Vito, alcune attività volte alla promozione e gestione di servizi del nostro Museo del Pianoforte Storico e del Suono; questa scelta, secondo le valutazioni giuridiche da noi compiute, non comporta la violazione del contenuto dell’art. 4 primo comma del contratto in vigore, laddove si vieta espressamente (e letteralmente) la cessione del godimento a terzi». Ancora, l’Accademia afferma che «non è avvenuta alcuna cessione del godimento dei beni, parte dei locali complesso del S. Benedetto». Chiariscono di nuovo i fratelli Veneri: «La nostra associazione ha dovuto prendere atto che l’attività museale, priva anche di qualunque collegamento con le altre istituzioni ed attività della città, doveva trovare delle forme per incrementare la visibilità e fruizione del Museo», spiegando inoltre di aver avuto un grande dispendio di risorse economiche per la promozione, per l’organizzazione di «Master Universitari, Corsi in collaborazione con Conservatori» eccetera.

Il dettaglio delle difficoltà per i pagamenti è identificato dell’Accademia dei Musici, con la
«natura dei beni offerti in uso, locali difficilmente gestibili sotto il profilo impiantistico (particolarmente servizio termico e illuminazione) quali: la mancanza di qualificazione energetica degli ambienti, resa obbligatoria dalla normativa vigente; mancanza di impianti sezionati che rendano possibile la gestione autonoma dei servizi e l’effettivo controllo dei consumi e della spesa; collegamento di impianti cielo terra, non sezionati, con evidenti dispersioni di consumi e con il riscaldamento contemporaneo di locali non in uso alla Accademia; impossibilità di controllo diretto dell’utilizzo delle utenze che sono a disposizione per accensione e spegnimento di chiunque abbia accesso alla struttura del S. Benedetto; mancato funzionamento di alcuni impianti resi obbligatori dalla normativa; presenza di infissi (porte e finestre) non adeguati alla conservazione termica del calore; strutture museali dispersive ed eccessivamente costose; contestuale presenza di diversi e vari soggetti ed associazioni che in tempi e momenti diversi della giornata operano nel complesso».

«Questa situazione ha reso di difficile, se non impossibile, quantificare l’onere da addebitare – spiegano quindi i fratelli Veneri – comunque determinando un meccanismo che addebita agli utenti disservizi o situazioni che, oggettivamente, non dipendono da loro. A prescindere da ciò si deve rilevare che il contratto a suo tempo sottoscritto e ingiustamente gravoso per la nostra associazione, come spieghiamo meglio di seguito».

«Si può e si deve sottolineare, preliminarmente, che è escluso ogni nostro intento di lucrare su una attività museale che riverbera il proprio effetto benefico solo e soltanto sulla città; in sostanza la nostra associazione non si sta arricchendo con le somme che non sono state versate. Ciò è dimostrato dal fatto che per riuscire a creare e rendere fruibile il complesso dei beni pianoforti storici ed ambienti connessi oggi utilizzati abbiamo sostenuto costi con risorse personali per circa 300mila euro. Le risorse occorrenti a creare e mantenere il Museo sono state fornite solo m minima parte con contributo pubblico, Regione Marche, e nessun tipo di contribuzione è stata posta a carico di codesto Comune, principale beneficiario della nostra attività». Concludono infine: «La nostra attività ha portato in città, ad oggi, oltre 10 mila presenze turistiche, dando lustro alla immagine del nostro centro e portando flussi interessanti sotto il profilo economico, mentre, al contempo, abbiamo dovuto registrare solo ulteriori perdite e spese sotto il profilo economico».

 

Il pianoforte di Verdi suona all’Accademia dei Musici

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