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In preda ad allucinazioni stende
la dottoressa del 118 con un pugno:
26enne condannato

ANCONA - Per il giovane è stata decretata una pena di un anno di reclusione più il pagamento di una provvisionale del valore di 10 mila euro. Sicuro il ricorso in appello. L'imputato: "Non è stato un gesto volontario, in più occasioni ho cercato di chiedere scusa al medico"
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Foto d’archivio

 

Era intervenuta per calmare un 26enne anconetano, in preda a fenomeni allucinatori all’interno della sua abitazione. Quando la dottoressa del 118, si era avvicinata al volto del paziente, lui – secondo la procura – le aveva sferrato un volto in pieno viso, provocandolo fratture multiple delle ossa del cranio. Per quel colpo, costato al medico 35 giorni di prognosi e lesioni neurologiche, il giovane è stato condannato questa mattina a un anno di reclusione, pena sospesa. Dovrà inoltre garantire alla parte offesa, assistita dall’avvocato Annamaria Franchini, una provvisionale di 10 mila euro. Ma la difesa del 26enne, rappresentato dal legale Giorgio Canali, non ci sta e annuncia il ricorso in appello. “Non è stato un gesto volontario  – ha detto il dorico dopo la lettura della sentenza – ho provato in tutti i modi a chiedere scusa alla dottoressa, scrivendole anche una lettera. Non sono un delinquente, di quella notte non mi ricordo nulla, ero fuori di me a causa della terapia farmacologica a cui mi stavo sottoponendo”. L’aggressione era avvenuta il 21 aprile del 2013. Il ragazzo era tornato a casa dalla famiglia, attorno alle 3 di notte,  dopo una serata passata in discoteca. Il forte stato di agitazione ed episodi allucinatori, avevano spinto i genitori del 26enne a chiamare il 118. Nell’appartamento erano piombate l’ambulanza e l’automedica. La dottoressa, classe 1961 ed operativa all’ospedale di Torrette, si era avvicinata al 26enne cercando di capire la cura da somministrare. Vedendo una ferita al volto, aveva allungato le mani verso il giovane. Per la procura, sarebbe partito un violento cazzotto sullo zigomo sinistro. Per la difesa, solamente una sbracciata del tutto involontaria, dettata dallo status allucinatorio dell’anconetano, conseguenza di una dose massiccia di farmaci che in quel periodo il 26enne stava prendendo per tenere sotto controllo alcune patologie. Il mix con una birra bevuta a cena avrebbe incrementato lo stato di agitazione. Dopo il cazzotto, sul posto era anche piombata una volante della polizia. Sia il giovane che la dottoressa erano finiti al pronto soccorso di Torrette. “Hanno cercato di far passare la mia assistita – ha detto l’avvocato Franchini – non come una vittima, ma come una carnefice. Siamo comunque soddisfatte del verdetto”. L’imputato ha sempre rigettato le accuse: “Ho cercato la dottoressa il giorno dopo i fatti, ma non l’ho trovata. Passata una settimana, ho anche scritto una lettera di scuse che poi ho lasciato alla caposala del pronto soccorso di Torrette. Il medico ha detto di non averla mai ricevuta. Non riesco ancora a capacitarmi di quanto successo. Non volevo colpirla nella maniera più assoluta”.

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