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Soldi pubblici sottratti e richieste di
bustarelle: nuovi guai per un
maresciallo dei carabinieri

ANCONA - La procura dorica ha chiuso le indagini su un nuovo filone d'inchiesta che riguarda Giovanni Barca, l'ex comandante della stazione delle Brecce Bianche arrestato lo scorso giugno per aver preteso due mila euro per aggiustare un procedimento dove è coinvolto un imprenditore edile. Questa volta, le accuse vanno dalla truffa al peculato passando per accesso abusivo dei sistemi informatici delle banche dati ministeriali
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Foto d’archivio

 

Prima l’arresto per aver preteso una bustarella del valore di 2 mila euro da un imprenditore per provare ad aggiustare un procedimento facendo pressione su un magistrato, poi l’accusa di aver frugato negli archivi informatici statali per i propri comodi e l’aver messo le mani su soldi pubblici. Non c’è pace per Giovanni Barca, l’ex comandante della stazione dei carabinieri delle Brecce Bianche e poi impiegato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma. Dopo la chiusura delle indagini che lo vedono al centro di un’inchiesta per millantato credito e per cui i suoi ex colleghi lo avevano ammanettato lo scorso giugno, la procura ha portato a termine un altro filone di indagine. In questa seconda tranche, per il militare sono stati ipotizzati quattro reati: millantato credito, truffa, peculato e accesso abusivo ai sistemi informatici delle banche dati ministeriali. L’inchiesta, sempre portata avanti dai carabinieri delle Brecce Bianche, è nata dopo l’arresto dello scorso anno. Per quell’episodio, dove Barca avrebbe preteso una mazzetta da un imprenditore edile per aggiustare un procedimento dove è coinvolto, procede il tribunale de L’Aquila. Questo perchè come parte lesa appare un magistrato dorico. È su di lui che il carabiniere avrebbe dovuto fare leva dopo i soldi versati dall’imprenditore. Barca era stato posto ai domiciliari, per poi essere liberato. Dopo le manette scattate l’8 giugno, gli investigatori hanno continuato a lavorare, cercando di capire se il militare potesse aver promesso qualche altro favore, che tra l’altro non avrebbe mai potuto compiere, a ulteriori persone in difficoltà. Dalle indagini portate avanti con il più stretto riserbo, non sarebbero diventati realtà solamente i primi sospetti dei carabinieri, ma si sarebbe aperto un altro contesto di reati. Quei reati per cui la procura dorica ha da poco chiuso le indagini. In questo filone, la magistratura ha ipotizzato per Barca anche la truffa e il peculato. Un’accusa, quest’ultima, che viene contestata a chi amministra per proprio comodo i soldi pubblici. Li avrebbe distratti dalla loro naturale destinazione. Inoltre, forse per individuare altre vittime a cui chiedere soldi, si sarebbe introdotto abusivamente nei sistemi informatici delle banche dati protette da misure di sicurezza. Questo reato sarebbe stato perpetrato in concorso con altri pubblici ufficiali in corso di identificazione.

Mazzetta per aggiustare un procedimento: maresciallo dei carabinieri rischia il processo

Resta ai domiciliari il maresciallo arrestato per aver chiesto una bustarella

 

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