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Gazebo-bar alla Mole,
assolti il dirigente e l’imprenditore

ANCONA – Ciro Del Pesce e Lorenzo Spalletti sono stati prosciolti dall'accusa di violazione di decreto di tutela dei beni architettonici per aver consentito nel 2015 al montaggio del bar interno alla corte della Mole
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Il gazebo del 2015 alla Mole finito sotto accusa

di Giampaolo Milzi

Forse la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici non avrebbe dovuto concedere alcuna autorizzazione, prima che quel gazebo-bar spuntasse alla Mole Vanvitelliana. Ma di sicuro a quel passaggio burocratico non dovevano co-provvedere né Lorenzo Spalletti, rappresentante legale della “Mandracchio srl”, la ditta che realizzò la struttura in legno nell’estate 2015 nella corte del Mole, né il dott. Ciro Del Pesce, dirigente dell’Ufficio Cultura del Comune di Ancona. La mattina di venerdì scorso infatti sono stati assolti in Tribunale il primo con la formula cosiddetta piena, “per non aver commesso il fatto”, il secondo “perché il fatto non costituisce reato”.
In attesa delle motivazioni della sentenza emessa dal giudice monocratico onorario dott. Renna (saranno rese note entro 60 giorni dal verdetto) e riprendendo un passaggio dell’arringa del pubblico ministero – il quale aveva egli stesso chiesto che i due imputati venissero scagionati, in assenza di comportamenti abusivi da parte loro – si può ipotizzare che il giudice abbia ritenuto assente l’elemento psicologico del reato di violazione, in concorso, dell’art.169 del decreto legislativo 42 del 2004. Norma che, appunto, tutela i beni architettonici come lo splendido complesso edilizio settecentesco imponendo un parere positivo in caso di costruzione nel suo ambito di qualsiasi pertinenza. Pertinenza, il chiosco, peraltro di tipo leggero, ad impatto zero e agevolmente rimovibile.
Ma tant’è, la procura era stata di diverso avviso, aveva ritenuto che Del Pesce avesse istigato l’imprenditore della “Mandracchio srl” a non richiedere l’ok della Soprintendenza. E in prima battuta i due imputati erano stati condannati ad una multa tramite decreto penale (frutto di un procedimento particolarmente celere). Gli avvocati Marina Magistrelli e Francesco Linguiti, che hanno assistito rispettivamente Spalletti e Del Pesce, avevano quindi presentato ricordo chiedendo che la vicenda fosse chiarita – vicenda che pare ora un qui pro quo – con la possibilità di difendersi in un “vero” processo, di tipo orinario, in dibattimento. Spalletti, in sostanza, aveva sempre dichiarato di avere avuto assicurazioni da parte del dirigente dell’Ufficio Cultura sulla mancata necessità di interpellare la Soprintendenza, prima di appaltare i lavori per realizzare il gazebo. A parte questo colloquio, mai accertato storicamente, il gazebo era comunque stato approntato solo dopo la formulazione della “cia” (comunicazione di inizio lavori) al settore Edilizia municipale. Del Pesce, dal canto suo, avendo saputo del gazebo-bar solo a fatto compiuto e avendo seguito il bando di concessione per i lavori “last minute”, ha sottolineato una sua mancanza di competenza sostanziale in materia per come si era sviluppato l’iter. Insomma, il fatto contestato sussiste, ma era stato già consumato e non posto in essere da Del Pesce. Inoltre non aveva prodotto alcun danno, in quanto il chiosco era stato smontato alla fine della stagione senza lasciare alcun segno della sua presenza nella corte della Mole.

Bar alla Mole, dirigente e ristoratore sotto processo

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