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Regione al Meeting di CL con i ragazzi
dell’Alternanza, gli studenti scrivono
a Ceriscioli: «Ritiri la delibera»

CONTESTAZIONE - Ci sarà anche lo stand istituzionale della Regione Marche, per una spesa di 95mila euro, all'annuale raduno di Rimini di Comunione e Liberazione, all'interno delle attività a sostegno dell'orientamento e dell'occupazione. Per la Rete degli Studenti Medi e per la Cgil Marche c'è il rischio di sfruttamento lavorativo dei giovani, costretti a prendere parte alla manifestazione in pieno periodo estivo e senza che sia chiaro l'intento educativo-formativo del progetto
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Il coordinato regionale della Rete degli Studenti Medi delle Marche, Sami Ghami

 

Ci sarà anche la Regione Marche quest’anno, dal 19 al 25 agosto, con un proprio stand al “Meeting di Rimini 2018”, l’annuale manifestazione organizzata da Comunione e Liberazione. Decisione che ha fatto saltare sulla sedia la Rete degli studenti medi, Flc e Cgil Marche. A scatenare le reazioni della rappresentanza degli studenti e del sindacato non tanto gli oltre 95mila euro (metà dei quali provenienti dal Fondo sociale europeo) per l’allestimento di uno stand da 40 metri quadrati nella “Mesh Area”, quanto la possibilità di inserire la partecipazione al Meeting degli studenti come progetto di Alternanza scuola-lavoro. L’adesione della Regione all’iniziativa viene infatti inserita tra i progetti di orientamento formativo e professionale messi in campo da Palazzo Raffaello a sostegno dell’occupazione.

Pronta la reazione dell’associazione che rappresenta gli studenti delle scuole superiori, che scrive al presidente Luca Ceriscioli, chiedendo il ritiro della delibera dello scorso 30 luglio paventando che dietro la delibera si nasconda la possibilità di sfruttamento lavorativo degli studenti in Alternanza in periodo di chiusura delle scuole, senza un reale scopo professionalizzante. «Siamo preoccupati che nella delibera sia stabilito che la Regione permette la “libera” partecipazione degli studenti delle scuole superiori nell’ambito dell’Alternanza scuola-lavoro − dichiara Sami Ghanmi, coordinatore regionale della Rete degli Studenti Medi Marche −. La partecipazione degli studenti in Alternanza scuola-lavoro non potrà mai essere libera in quanto la legge ne prevede l’obbligatorietà. Siamo di fronte ad un rischio certo di sfruttamento degli studenti, i quali non solo dovranno partecipare ad un convegno politicamente schierato, ma saranno costretti a dover svolgere un percorso che non si prefissa di avere un’ottica formativa, requisito fondamentale nell’Alternanza scuola-lavoro. Il Meeting sarà dal 19 al 25 agosto − prosegue Ghanmi −, in piene vacanze estive, gli studenti saranno costretti a dover rimanere nelle loro città senza avere la possibilità di viaggiare, lavorare – in maniera retribuita – o semplicemente rilassarsi e godersi l’estate. La pratica dell’Alternanza estiva è sempre stata contestata dalla nostra associazione. Abbiamo subito scritto al presidente Ceriscioli per l’annullamento della delibera − conclude il coordinatore −. Un’istituzione così importante come la Regione Marche non può permettersi di sfruttare degli studenti come forza lavoro e come rimpiazzo per evitare di assumere delle persone regolarmente retribuite, a maggior ragione se d’estate e per un convegno politicizzato come quello di Comunione e Liberazione».

La segretaria regionale Cgil Marche, Daniela Barbaresi

A definirsi preoccupata anche la Flc Cgil Marche e la segreteria regionale dell’intera sigla sindacale, che chiede: “Cosa faranno concretamente i ragazzi al Meeting? Gireranno per stand e dibattiti? Gestiranno e animeranno lo stand?”.  «La valutazione politica sulla scelta della Regione Marche di partecipare al “Meeting di Rimini” la lasciamo ai cittadini, ciò che ci lascia quantomeno perplessi è la debole motivazione che si legge nella delibera della Giunta regionale n. 1036 del 30 luglio scorso − afferma Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche −, ovvero: “lanciare, da un proscenio nazionale, un messaggio sulle opportunità che la Regione Marche mette in campo per innalzare l’occupabilità del territorio, mettendo in campo un’offerta formativa variegata, funzionale ai fabbisogni manifestati dal sistema produttivo”. È più che legittimo chiedersi se lo stand al Meeting sia effettivamente coerente con le finalità di orientamento al lavoro tanto da giustificare una spesa di 95.648 euro. Ma ciò che lascia profondamente interdetti − aggiunge Barbaresi − è la previsione della “libera partecipazione di studenti degli Istituti superiori di II grado, ai diversi eventi che compongono l’offerta dell’intero Meeting, quale momento particolare del loro progetto di Alternanza scuola-lavoro”. Dunque la Regione, che ha invitato le scuole ad animare l’intera settimana di Meeting, garantirà la presenza a Rimini degli studenti delle scuole superiori in Alternanza scuola-lavoro. Risulta che numerose scuole abbiano già aderito all’iniziativa: l’IIS “Podesti-Calzecchi-Onesti” di Ancona, l’ITIS “Mattei” di Urbino, l’IPSIA “Ricci” di Fermo, l’IIS “Filelfo” di Tolentino, l’IIS “Sacconi-Ceci” di Ascoli Piceno e con loro anche le Università marchigiane ed altri enti di formazione. C’è quindi da chiedersi se la presenza dei ragazzi al Meeting possa veramente avere una qualche continuità e coerenza con il percorso formativo svolto e soprattutto quale progetto educativo sta alla base di tale importazione: è veramente questa l’Alternanza scuola-lavoro? Siamo sicuri che la partecipazione a tale evento costituisca “un valido stimolo per individuare e mettere a punto strategie efficaci per supportare le scelte formative e professionali” dei ragazzi, come si legge nella delibera della Regione? E quale coerenza può esserci tra tali percorsi di Alternanza scuola-lavoro e i curriculum scolastici? E cosa faranno concretamente i ragazzi al Meeting? Gireranno per stand e dibattiti? Gestiranno e animeranno lo stand? L’Alternanza scuola-lavoro − conclude Barbaresi − dovrebbe essere una metodologia didattica con un periodo di apprendimento in un contesto lavorativo, dunque parte integrante del percorso formativo. Siamo sicuri che è ciò che verrà garantito agli studenti che andranno a Rimini? Noi crediamo di no».

 

 

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