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Il Ballo in Maschera dalle tinte dark
di Pete Brooks non rapisce le Muse

ANCONA – Il titolo riproposto a 15 anni dalla riapertura del Massimo dorico riceve una accoglienza tiepida del pubblico: poltrone vuote e poco entusiasmo per la prima della stagione lirica. Domenica si replica con il viaggio allucinato e cupo tra la vita e la morte di Gustavo III Re di Svezia, secondo la versione originale del libretto
sabato 22 Settembre 2018 - Ore 18:02
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di Adriana Malandrino

È il direttore Guillaume Tourniaire il collante del Ballo in Maschera, opera con musica di Giuseppe Verdi e libretto di Antonio Somma basato su quello di Eugène Scribe Gustave III, ou le Bal Masqué, che ha aperto venerdì sera la stagione lirica del Teatro delle Muse. Il suo piglio deciso, la mano ferma, ma gentile, la capacità di riunire i pezzi che sfuggono e coprire qualche incertezza fanno del maestro nato in Provenza il migliore in campo in una prima dalla temperatura tiepida: non c’è il pubblico delle grandi occasioni in platea per questo nuovo allestimento, l’eleganza è sottotono, gli applausi sbrigativi, le protagoniste non omaggiate dal mazzo di fiori di rito, qualche posto vuoto qua e là per un titolo che forse fatica a trovare consensi. Tourniaire però guida deciso, fino alla fine, questo Ballo che fa riferimento alla versione svedese del libretto, e la porta a casa egregiamente mentre, dall’ultima fila di platea, il regista britannico Pete Brooks (quello della Tosca del 2016) si gode la serata. Si comincia con pochi minuti di ritardo: arrivano in platea il sindaco Valeria Mancinelli, l’assessore comunale alla cultura Paolo Marasca, la presidentessa di Marche Teatro, Gabriella Nicolini, il direttore artistico della stagione di opera Vincenzo De Vivo, la direttrice di Marche Teatro, Velia Papa, oltre a melomani e appassionati affezionati. Appare subito chiaro che la regia procede per flashback, il clima si incupisce in un crescendo costante e ansiogeno, il senso di morte aleggia su tutte le quasi tre ore di spettacolo: il trucco dei protagonisti si fa sempre più carico e inquietante, le macchie di sangue si allargano, strani medici con code di bruco si muovono in scena e il protagonista morente, Gustavo III Re di Svezia, rivive quello che è stato in un’atmosfera allucinata. Le scene essenziali, ma azzeccate, di Laura Hopkinssono arricchite dai video di Simon Wainwright di cui il regista Brooks si serve per tradurre visivamente il viaggio sul filo della morte del sovrano in agonia. L’Orchestra Rossini fa il suo dovere, mentre Tourniaire tiene assieme cast e Coro Bellini. Buoni risultati per il tenore georgiano Otar Jorjikia(Gustavo III) che, insieme all’Amelia di Ana Petricevic, tesse la struttura canora dello spettacolo. In scena anche Alberto Gazale (Capitano Anckarström/Renato), Anastasia Pirogova (Ardvison, indovina/Ulrica), Veronica Granatiero (Oscar, paggio del Re), Luca Bruno (Christian, un marinaio/Silvano), Enrico Marchesini (Il Conte Horn/Samuel), Davide Procaccini (Il Conte Ribbïng/Tom), Andrea Ferrant (Un giudice), Alessandro Pucci (Un servo). Si sperava in un’accoglienza più calorosa per l’opera apparsa sul palcoscenico delle Muse nel 1861 per la prima volta e messa in scena nel nuovo teatro ristrutturato nel dicembre del 2003 con un indimenticato allestimento di Giancarlo Cobelli. Brooks riesce, senza dubbio, a narrare efficacemente una vicenda a tinte nordiche alla corte svedese di re Gustavo, come Verdi voleva, prima che la censura romana imponesse uno spostamento a Boston, presso il governatore britannico Riccardo. Ma sono in tanti quelli che guardano già alla Cenerentola, secondo e ultimo titolo d’opera in cartellone. Biglietti ancora disponibili per la replica di domani, domenica 23 settembre, alle ore 16. Informazioni e prenotazioni biglietteria Teatro delle Muse tel. 071 52525, biglietteria@teatrodellemuse.org, www.fondazionemuse.org .

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