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Doccia fredda per San Bartolomeo e
il ritorno della pala del Siciolante: tutto rinviato

ANCONA – Servono altri 100mila euro per completare i lavori della chiesa in via Birarelli, mentre la curia di Bergamo e la Pinacoteca di Brera prendono altro tempo per il ritorno in città dell'opera trafugata nel 1811
mercoledì 3 ottobre 2018 - Ore 13:51
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La chiesa di San Bartolomeo/San Gregorio

La chiesa durante l’ultima fase dei lavori di ricostruzione

 

di Giampaolo Milzi

Il rientro della bellissima Pala del Siciolante dal Sermoneta dal Bergamasco ad Ancona nella riaperta Chiesa di San Bartolomeo/San Gregorio sta assumendo i toni di una barzelletta. Ci si aspettava, da fonti istituzionali, che la grandissima attesa fosse già stata coronata da successo, con la grande, duplice impresa conclusa in questi giorni di inizio ottobre. E invece no. L’impresa pare più ardua del previsto.
Il capolavoro del pittore manierista risalente al XVI secolo che fino ai primi dell’800 aveva ornato l’altare maggiore dell’edificio di culto che si apre su via Birarelli accanto ai resti all’Anfiteatro Romano è ancora chiuso nella sagrestia della chiesetta di Calcinate, cittadina in provincia di Bergamo. Evaporati i trionfali annunci di fine agosto-inizio settembre per una risoluzione del caso. Caso molto complicato, più del previsto, conferma la Soprintendenza unica delle Marche, dove però si ostenta pieno ottimismo. Fatto sta che procedono su un terreno sdrucciolevole le trattative – occorre definirle così – tra la Pinacoteca di Brera, responsabile dell’opera, la Curia vescovile locale e la parrocchia di Calcinate. Pare che a Calcinate il parroco abbia subito molte pressioni da parte dei fedeli per non “mollare” il capolavoro che, di diritto, spetta ad Ancona. Tramite la mediazione della Soprintendenza del capoluogo marchigiano, i vertici di Brera stanno cercando di superare le resistenze definite da molti insensatamente campanilistiche – e pare che ce l’abbiano quasi fatta – offrendo alla parrocchia di Calcinate un altro dipinto di valore in cambio della tela del Siciolante.

Girolamo Siciolante (Sermoneta, 1521 – Roma, 1575) Pala di San Bartolomeo (Madonna col Bambino in trono incoronata da due angeli e le Sante Agnese e Agata; i Santi Paolo, Bartolomeo, Antonio Abate, Vescovo (Gregorio Illuminatore? Ciriaco?) e il donatore Giorgio Morato)

Brutte notizie anche per la riapertura della chiesa di San Bartolomeo/San Greegorio. Entro fine settembre, si era dichiarato ufficiosamente in Soprintendenza, avrebbe dovuto ospitare una mostra, organizzata dallo staff dello stesso soprintendente Carlo Birrozzi, con immagini scattate nei luoghi colpiti dal sisma del 2016 dai fotografi Olivio Barbierio, Paola De Pietri e Petra Noonkamp. Un’apertura temporanea, per poi completare i lavori di restauro dell’elegante immobile sconsacrato. Piccoli ritocchi si diceva. Anche qui, marcia indietro. La mostra non si terrà (a meno che il Comune di Ancona non metta a disposizione una sede alternativa), né si apriranno per qualche giorno le porte della chiesa al pubblico.
Chiesa che è davvero, in sostanza, stata completamente ristrutturata, grazie ad un cantiere estenuante e a singhiozzo avviato nel lontano 1973, dopo il terremoto dell’anno precedente che aveva provocato gravissimi danni; cantiere che aveva subito un’accelerazione negli anni ’80, poi, tra uno stop e un altro, aveva proceduto spedito in questi ultimi anni. Spesa complessiva fino ad ora, a carico del Segretariato generale Marche del Mibact, quasi 1 milione di euro.
Ma per i cosiddetti ritocchi, servono – e per fortuna ci sono – circa altri 100mila euro, di cui 20-30 mila per completato il piano di calpestio del sagrato e rifinire la sagrestia, il resto per altri lavori interni, in parte strutturali, di sistemazione generale e logistica.

Interno della chiesa

In conclusione la riapertura della chiesa al pubblico – eretta nel 1520 con annesso convento (andato perduto) e fortemente rimaneggiata nel XVIII secolo grazie al geniale estro dell’architetto Francesco Maria Ciarrafoni – avverrà, se va bene, ad inizio novembre, male che vada a fine autunno. Fino ad ora i lavori sono stati eseguiti ad arte. E questa è l’unica buona notizia. Tutto risplende come prima del sisma: la grande navata univa; le pareti scandite da semi-colonne e lesene; la spaziosa volta a botte frutto della risistemazione attuata dal Ciarrafoni nel 1760, da cui scendono le lunette in corrispondenza delle finestre; nella zona absidale, di forma ellittica, spiccano di nuovo in tutta la loro bellezza gli stucchi, anch’essi del secolo XVIII, che rappresentano gli “angeli in gloria”, attribuiti alla scuola dello scultore romano Gioacchino Varlè, che lavorò moltissimo ad Ancona. Ma quegli angeli sono l’unica opera d’arte che resta nella chiesa, assieme alla statua della Vergine Maria che orna la nicchia del secondo altare sul lato sinistro. Continua a mancare il gioiello più importante, quello dipinto nel 1570 dal pittore Siciolante da Sermoneta, appunto. Un olio su tela (altezza 530 cm, larghezza 270) che raffigura la Madonna col Bambino Gesù in trono, ai lati Sant’Agnese e Sant’Agata, sotto San Paolo, San Bartolomeo, e probabilmente Sant’Antonio Abate e San Ciriaco; in basso a sinistra il mercante armeno Giorgio Morato che lo commissionò. Trafugato su ordine di Napoleone nel 1811 fu portato a Milano dai commissari del provvisorio Regno italico. Nel secolo scorso il Ministero per i beni e le attività culturali (Mibact) l’ha affidato alla Pinacoteca di Brera, che poi l’ha trasferito a Calcinate, in provincia di Bergamo. Tornerà, se non ci saranno altre brutte sorprese, quando riaprirà la chiesa, dove avverrà il restauro, al quale potrà assistere il pubblico. A novembre, dicembre? Non si sa. Ottimismo, in ogni caso, in Soprintendenza, dove nelle ultime settimane sono arrivate molte telefonate di appassionati d’arte e semplici cittadini, delusi per i ritardi. “Bisogna stare tranquilli, ci vuole pazienza. – spiega Luigi Moriconi, storico dell’arte della Soprintendenza – La vicenda è complessa e delicata, i miei colleghi della Pinacoteca di Brera stanno facendo tutto il possibile, con diplomazia, per far sì che avvenga il trasferimento della pala d’altare del Siciolante dalla chiesetta di Calcinate. Siamo a un passo dal centrare l’obiettivo”. Insomma, con la benedizione della Diocesi di Bergamo, si firmerà l’accordo per il rientro ad Ancona – che dovrebbe essere a carico del Comune di Ancona – con la Pinacoteca di Brera. A novembre, agli inizi di dicembre? A questo punto, dopo 46 anni e dopo l’ennesimo rinvio-doccia fredda, gli anconetani si accontenterebbero anche di poter rientrare a San Gregorio/San Bartolomeo per festeggiare il Natale, stregati dal fascino della pala d’altare del Siciolante.

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