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Caporalato nei campi, arrestato
un 27enne pakistano
Il pm: «Paghe in nero e salari ridotti»

INCHIESTA - L'uomo è stato arrestato dai carabinieri di Arcevia ieri pomeriggio al termine del lavoro agricolo portato avanti da suoi nove "dipendenti", anche loro originari del Pakistan. Secondo la procura, alcuni operavano in nero, altri venivano pagati con salari di circa 5 euro l'ora. L'indagato, al termine della direttissima, è finito a Montacuto
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Il tribunale

 

Lavoro in nero e paghe ridotte al minimo: arrestato un 28enne pakistano, autore – secondo la procura – di un vero e proprio caporalato nei confronti di nove connazionali. L’uomo è stato braccato ieri mattina dai carabinieri di Arcevia,  unitamente a personale del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Ancona e Pesaro-Urbino, al termine di un’inchiesta condotta dal pm Irene Bilotta. Le manette sono scattate con l’accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il pakistano è titolare di una società che procaccia braccianti agricoli per conto di altre ditte. Le nove vittime, stando a quanto emerso dalle indagini, erano state ingaggiate per il periodo della vendemmia nei campi arceviesi e nell’Isola di Fano. Per l’accusa, il 27enne avrebbe assunto due connazionali in nero. Quasi tutti sarebbero stati pagati cinque euro all’ora per il lavoro nei campi. Questa mattina, il giudice ha convalidato l’arresto e disposto per il pakistano il carcere. L’attività d’indagine  ha ricostruito un preciso quadro probatorio che dimostrerebbe il reclutamento e la fornitura di manodopera a basso costo da impiegare nelle aziende agricole del territorio.

Le riprese dei campi

L’imprenditore arrestato, stando alle accuse, avrebbe reiterato lo sfruttamento dei lavoratori, approfittando del loro stato di bisogno, in quanto cittadini immigrati richiedenti protezione internazionale, reclutati fra persone in cerca di lavoro ed in condizioni di indigenza, vulnerabilità e di estremo bisogno di lavorare e guadagnare per la sopravvivenza propria e dei rispettivi familiari rimasti nel paese di origine. Poi, come evidenziato nel corso delle indagini durate diverse settimane e condotte anche con l’ausilio di strumentazioni tecniche e riprese video nei campi, li avrebbe sottoposti a condizioni di sfruttamento, obbligandoli a lavorare almeno dieci ore al giorno (ben oltre l’orario normale di lavoro giornaliero consentito), con paghe inferiori e palesemente “umilianti” e fortemente sproporzionate rispetto a quanto previsto dei CCNL di riferimento (appena  5 euro l’ora a fronte delle 9 euro previste dal contratto). Parte delle nove vittime vivevano all’interno di una cooperativa sociale, in attesa della pronuncia della Commissione Territoriale sullo status di rifugiato, altre invece vivevano in abitazioni fatiscenti messe a disposizione dal 27enne che, tra l’altro, pretendeva anche 200 euro per l’affitto. Sono state notificate dal personale dell’Arma sanzioni amministrative per 8 mila euro per l’assenza di preventiva comunicazione di assunzione e per le violazioni della normativa di sicurezza.  All’arrestato, che si prodigava di trasportare i nove connazionali nei campi attraverso un pulmino, è stata tolta la licenza imprenditoriale.

(servizio aggiornato alle 16.46)

 

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