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Evasione fiscale, sequestrati
a Longarini anche i milioni
per risarcire il Comune

ANCONA – Congelati dalla Guardia di finanza all'ex patron della Adriatica Costruzioni anche i 23 milioni di euro in titoli di Stato depositati sul conto della tesoreria di Palazzo del Popolo che dovevano servire come cauzione nella causa ultra ventennale ancora aperta sulle incompiute del piano di ricostruzione
lunedì 15 Ottobre 2018 - Ore 16:06
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Edoardo Longarini

 

Soldi sequestrati due volte all’ex patron dell’Adriatica Costruzioni Edoardo Longarini, ma stavolta a rimetterci rischia di essere paradossalmente il Comune di Ancona. E’ l’incredibile beffa scoperta in questi giorni dagli uffici comunali. Lo scorso luglio infatti il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Milano ha posto sotto sequestro 55 milioni di euro tra conti e beni intestati a Longarini, nell’ambito di una indagine su presunte evasioni fiscali del ragioniere. Longarini avrebbe maturato un debito con lo Stato di 176 milioni di imposte non versate e avrebbe cercato di “liberarsi”, tramite fiduciari e società finanziarie, di parte del suo patrimonio per sottrarlo al fisco, secondo la tesi accusatoria dei pm della procura di Milano. Il paradosso sta nel fatto che nel patrimonio congelato dalle fiamme gialle sono finiti anche i milioni che dovevano servire come deposito cauzionale per il risarcimento del Comune di Ancona nella causa sulle incompiute del piano di ricostruzione scoppiata nel 1995. Assurdo, ma vero: anche i 23,7 milioni di euro in titoli di Stato, depositati dal 2001 sul conto corrente della tesoreria del Comune e pignorati come “sequestro conservativo” a tutela delle richieste di risarcimento di Palazzo del Popolo, sono stati a loro volta sequestrati dalla Gdf. Ad accorgersi della beffa è stata solo qualche giorno fa Banca Carige, l’istituto di credito che detiene il servizio tesoreria del Comune. I Bot infatti hanno scadenza semestrale e i 23 milioni di euro vanno investiti nuovamente ad ogni scadenza. Quando la banca ha tentato per l’ultima volta l’operazione, ecco la sorpresa: i fondi erano indisponibili, posti sotto sequestro penale dalla Gdf. Immediata la reazione del Comune, che ora ha dato mandato all’avvocatura di individuare un legale a cui affidare l’ennesima causa per ottenere il dissequestro. La battaglia legale sembra dunque senza fine tra il Comune di Ancona e Longarini. Perché se è vero che nel giugno 2017 Palazzo del Popolo aveva visto riconosciuto e incassato un primo storico risarcimento di 8 milioni di euro (già quasi interamente speso per le manutenzioni), subito dopo il Comune aveva anche avanzato ricorso in appello per ottenere di più dal ragioniere. Nel 1995 infatti la cifra stellare chiesta a Longarini era di ben 366 milioni di euro, una pretesa drasticamente ridotta dalla sentenza di primo grado del giudice Filippo Mazzagreco. Nonostante la sentenza, i 23,7 milioni di euro sul conto Carige del Comune erano rimasti comunque bloccati: la Corte di Appello infatti aveva respinto l’istanza di dissequestro avanzata da Longarini. Quel tesoretto doveva rimanere congelato fino a sentenza definitiva, fino alla parola fine sulla Longarineide, alimentando così le speranze del Comune di vedere crescere il risarcimento per i danni subiti dalle incompiute della Adriatica Costruzioni. Ma nel frattempo nemmeno l’88enne ragioniere si è dato per vinto. Anzi. Lo scorso maggio ha rilanciato la sfida con una mossa clamorosa: l’imprenditore ha avanzato al Comune di Ancona la richiesta di risarcimento per la cifra stratosferica di 1,2 miliardi di euro. Causa fotocopia di quella già persa contro il Ministero dei Lavori pubblici, stavolta però Longarini accusa il Comune del ruolo indebito avuto dall’amministrazione nella revoca delle concessioni del piano di ricostruzione di Ancona nel 1992.

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