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Longarini ci riprova: chiede i danni
al Comune per oltre un miliardo di euro

ANCONA – Causa fotocopia di quella persa la scorsa estate in Cassazione contro il ministero ai Lavori Pubblici. Stavolta però l’ex patron dell’Adriatica Costruzioni addossa le responsabilità a Palazzo del Popolo, lamentando il ruolo indebito dell’amministrazione nella revoca delle concessioni per il piano di ricostruzione. La prima udienza rinviata per consentire al Mit di controdedurre
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Edoardo Longarini

 

L’Avvocatura dello Stato lo scrisse senza giri di parole nella sua memoria difensiva: se Edoardo Longarini avesse vinto la sua causa contro il ministero dei Lavori pubblici, avrebbe creato “un danno grave e irreparabile” alle finanze italiane. Uno spauracchio agitato per oltre 25 anni, arrivato ad un soffio dal diventare realtà nel 2012, quando il lodo arbitrale riconobbe al ragioniere il risarcimento della cifra stratosferica di 1,2 miliardi di euro (che, tra rivalutazioni, interessi e spese legali arrivava a sfiorare i 2 miliardi di euro) per il ritiro delle concessioni del piano di ricostruzione post bellica di Ancona nel 1992 da parte del ministero. Una mannaia definitivamente scansata solo nel luglio del 2017, quando la Cassazione ha respinto anche l’ultimo ricorso di Longarini, confermando dunque la sentenza della Suprema Corte che ne 2015 annullò quell’arbitrato da spavento. Fine della Longarineide? No, non ancora, perché l’ex patron della Adriatica Costruzioni non si arrende e oggi ci riprova. Stavolta con il Comune. Longarini ha intentato causa contro Palazzo del Popolo, chiedendo al Comune quel mostruoso risarcimento danni che finora ha preteso dallo Stato. La cifra? Potrebbe superare il miliardo di euro, pari al valore del piano di ricostruzione che il ragioniere si è visto sfuggire. Due i motivi che hanno spinto Longarini a chiedere i danni all’amministrazione comunale. La prima motivazione sarebbe il mancato pagamento di alcune opere edili realizzate e mai saldate. Ma soprattutto Longarini addebita al Comune la responsabilità di aver indotto il ministero dei Lavori pubblici a revocare le concessioni del piano di ricostruzione nel 1992. Per il Comune, difeso dal dirigente dell’avvocatura Massimo Sgrignuoli, tutte le opere commissionate ed eseguite dalla Adriatica Costruzioni sono state regolarmente contabilizzate, e quindi la nuova causa civile non avrebbe motivo di esistere. Oggi in tribunale si è tenuta la prima udienza davanti al giudice civile, ma il procedimento è stato rinviato perché il Comune ha chiesto la chiamata in causa del ministero e quindi l’udienza è stata aggiornata. Sembra dunque destinata a proseguire la saga giudiziale che da decenni segna Ancona e la sua storia. Non è bastata nemmeno l’ultima parola del giudice Mazzagreco dello scorso aprile, quando Longarini è stato definitivamente condannato a risarcire il Comune di Ancona con 8 milioni di euro per i danni arrecati dalle opere incompiute, ed in particolare per gli espropri eseguiti dal Comune dei terreni dove sarebbe dovuto sorgere l’Asse Nord Sud, mai completato dalla Adriatica Costruzioni. Una cifra davvero contenuta, se si pensa anche al risarcimento esorbitante che in questo caso era stato il Comune a pretendere: Palazzo del Popolo nel 1995 aveva avanzato la richiesta di 363 milioni di euro di risarcimento da Edoardo Longarini. Tutto sommato anche queste pretese modeste, rispetto alle rivendicazioni in grande del ragioniere.

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