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Classifica Ecosistema Urbano,
Ancona ottiene la sufficienza

STUDIO - L'annuale report di Legambiente posizione il capoluogo di regione 34esima. Terza città delle Marche dopo Macerata e Pesaro, stacca di parecchi punti Ascoli, con una performance senza infamia e senza lode. A portarla ai piani alti della classifica l'utilizzo del mezzo pubblico. A caratterizzarla negativamente, invece, la bassa percentuale di raccolta differenziata e la scarsa presenza di aree pedonali
lunedì 29 ottobre 2018 - Ore 20:16
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Foto d’archivio

 

Ecosistema Urbano, performance senza infamia e senza lode per Ancona che conquista il 34esimo posto della classifica nazionale annuale stilata da Legambiente con il contributo scientifico dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, la collaborazione editoriale de Il Sole 24 Ore e un contributo di Ispra sui corpi idrici, presentato oggi a Milano. Il capoluogo regionale è la terza città più green delle Marche dietro a Pesaro, che ha scalato 7 posizioni grazie alla sua Bicipolitana e Macerata, la più vivibile delle Marche, come lo scorso anno. Male Ascoli Piceno 68esima su 104 città.

Senza dubbio il capoluogo di regione si distingue positivamente per l’alto utilizzo da parte dei cittadini del trasporto pubblico locale, con una media di 108 viaggi per abitante all’anno, superata di molto solo dalle grandi città del nord quali Milano, Torino, Trieste. Ogni mezzo pubblico percorre all’anno 36 chilometri ad abitante. A pesare negativamente, invece, sul piazzamento del capoluogo, il dato relativo alla percentuale di raccolta differenziata, che si attesta al 53,7%, ben al di sotto della percentuale minima prevista dalla legge (pari ad almeno il 65%), per una produzione di rifiuti pari a quasi mezza tonnellata all’anno per abitante (499 chili) e con una percentuale di raccolta porta a porta pari all’89,2% degli abitanti. Anche le poche aree pedonali fruibili, circa 0,18mq ogni 100 abitanti e la scarsa presenza di piste ciclabili (circa 1,37 metri equivalenti/100 abitanti), inoltre, non aiutano a scalare la classifica nazionale. Così come lo scarso sfruttamento delle energie rinnovabili negli edifici pubblici: una potenza di 2,22 kilowatt ogni mille abitanti ed il consumo di suolo rispetto ai residenti con un punteggio di 7,50 su un massimo di 10.

Gli altri indici. A comporre la classifica, altri indici ancora (17 in tutto) che riguardano la qualità di aria, il consumo di acqua, la presenza di verde cittadino ed il tasso di motorizzazione.

Per quanto riguarda il verde, se non sono pervenuti i dati relativi al numero di alberi presenti su suolo pubblico (nonostante tutti i comuni sopra i 15mila abitanti sarebbero tenuti a contabilizzarli, come previsto dalla legge 10/2013),  è pari al 23,1, nel rapporto tra metri quadrati ed abitanti, il verde fruibile in città, un dato non eccellente, ma in linea con altra città simili ad Ancona e ben distante da città del sud e del nord come Trento (399,6 o Matera 990,5). Per quanto riguarda i consumi di acqua potabile, Ancona utilizza 153,5 litri di acqua al giorno per abitante, dato elevato ma in linea con molte altre città di Italia, e con un tasso di dispersione (ovvero la differenza in percentuale tra l’acqua immessa nel sistema idrico e quella consumata) del 30,6% ed un’elevata capacità di depurazione con il 91% della popolazione servita da rete fognaria urbana. Sul tasso di motorizzazione, in città ci sono 61 auto ogni 100 abitanti e 16 moto, elevata l’incidentalità stradale con 67 incidenti ogni 10mila abitanti, di cui pochi però mortali (0,50 sempre su 10mila abitanti). Sulla qualità dell’area, lo studio ha registrato 33 sforamenti in un anno della media mobile sulle 8 ore di 120 microgrammi per metro cubo; per le polveri sottili pm2,5 la concentrazione media nell’aria è stata di 14,8 microgrammi per metro cubo in un anno e di 25,1 microgrammi al metro cubo per le polveri pm10, tutti valori più o meno in linea con la media delle altre città italiane, eccezione fatta per i grandi poli industriali. Più bassa della media invece la concentrazione del biossido di azoto 15 microgrammi per metro cubo.

«La riconversione ecologica delle nostre città è il grande obiettivo che dobbiamo raggiungere nei prossimi anni, perché è da qui che passa la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione e una parte della lotta ai cambiamenti climatici – commenta Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche –. Per questo è fondamentale che, a livello locale, amministrazioni, cittadini e associazioni si mobilitino per lavorare insieme alla costruzione di città migliori e più desiderabili. Chiediamo, dunque, a tutti gli enti locali di promuovere politiche capaci di favorire l’innovazione, la sostenibilità e la rigenerazione urbana. Il cambiamento deve partire da una nuova mobilità pubblica, più piste ciclabili, riduzione dell’inquinamento atmosferico, maggiore raccolta differenziata spinta e una riduzione della produzione di rifiuti pro capite».

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