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“Un giorno all’improvviso”
consacra D’Emilio Maestro
della comunicazione per immagini

ANCONA - Prosegue il concorso "Salto in Lungo" all'interno di Corto Dorico Festival. Al centro dell'opera - già candidata alla 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, nella sezione "Orizzonti" - di Ciro D'Emilio, come spiega al pubblico della Mole lo stesso autore il rapporto genitori-figli e l'arte di cavarsela
giovedì 6 dicembre 2018 - Ore 20:14
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da sx: Luca Caprara, Ciro D’Emilio e Alessio Galbiati

 

di Sabrina Malerba

«La nostra strada è piena di buone e cattive persone». Comincia così Ciro D’Emilio in risposta alle prime domande su “Un giorno all’improvviso” candidato alla 75esima edizione del Festival del Cinema di Venezia, sezione Orizzonti, e terzo film presentato al Festival Corto Dorico per la sezione Salto in Lungo. «Ho voluto raccontare una realtà che non è poi così rara» spiega il regista. “Un giorno all’improvviso” è una storia sull’arte di cavarsela che si incastra alla perfezione nel mosaico di opere prime di molti altri registi esordienti, basti pensare a “Manuel” di Dario Albertini o a “La terra dell’abbastanza” dei fratelli D’Innocenzo, altri due partecipanti alla sezione Salto in Lungo.

Antonio ha diciassette anni e sogna una carriera da calciatore professionista con la speranza che possa portarlo via dalla provincia campana. L’allontanarsi dai luoghi in cui ha sempre vissuto è soprattutto l’occasione per portare via con sé anche sua madre Miriam, donna sola e fragile, ossessionata dall’idea di ricostruire la propria famiglia.

«Sono contento di far parte di una generazione di autori che ha a cuore il tema del rapporto genitori e figli e credo sia importante parlarne ora»  commenta il regista che aggiunge riferendosi ai due eccezionali attori protagonisti: «Anna (Foglietta, ndr) ha accettato il ruolo leggendo la prima stesura del copione quattro anni fa e il provino di Giampiero (l’esordiente De Concilio, ndr) era stato scartato tra altri 150». Il regista sottolinea più volte quanto sia stato importante lavorare con una troupe di giovanissimi, tutti under 35, e di come questo elemento abbia influenzato la realizzazione e l’atmosfera del film creando un’opera che è corale sia di fronte sia dietro l’obiettivo. Il vero cuore pulsante di “Un giorno all’improvviso” resta comunque l’analisi del binomio madre-figlio: «Dopo aver lavorato per la serie Gomorra ho deciso di non voler ambientare il film a Napoli, non volevo che lo sfondo prevalesse sulla relazione tra i personaggi» illustra ancora D’Emilio. La tenerezza nel rapporto tra Miriam e Antonio è costellata da momenti amari nei quali lo spettatore può scorgere positività e speranza nel futuro e come puntualizza il regista: «Spesso nel perseguire i nostri obiettivi siamo costretti a rinunciare a tasselli importanti, ma questa è la vita».
Il concorso Salto in Lungo prosegue questa sera alle 21 con il film “Beautiful Things” di Giorgio Ferrero e si chiuderà venerdì alle 17 con la proiezione di “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini.

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