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L’adescamento in rete,
la moda pericolosa del sexting
e gli sconosciuti che non sembrano tali

I RISCHI DEL WEB - Raffaele Daniele, presidente dell'associazione Red, interviene sul caso di Fabriano ma anche sulla pratica delle adolescenti di scambiare foto osè, sulla troppa sicurezza verso gli adulti e la facilità con cui i ragazzi sono pronti ad inviare numeri di telefono o foto a chi incontrano online pensando di poter gestire la situazione
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Il presidente di Red, Raffaele Daniele

 

di Raffaele Daniele *

E’ cronaca di questi giorni, foto hot in rete di minori che venivano adescate con la scusa di fare il classico e-book fotografico da sottoporre alle agenzie di modelle. Le successive indagini hanno evidenziato che gli autori avevano adescato altre ragazze, avevano acquisito tantissime foto di natura pedopornografica e addirittura si è arrivati anche alla violenza sessuale su una minore. L’associazione Red che rappresento quale presidente, ha affrontato più volte queste problematiche, attraverso le associazioni ed i professionisti che la compongono, in incontri nelle scuole ed in altri ambiti, diretti a studenti, genitori e docenti, trovandosi spesso a dare risposte a domande riferite evidentemente a fatti accaduti che rientravano in questi fenomeni. L’adescamento on line sui minori non lo dobbiamo considerare come un’emergenza, ma un fenomeno delittuoso che ormai si è consolidato in questi anni e, quindi, va affrontato in maniera strutturale, intervenendo su tutte le componenti educative, in primo luogo, la famiglia e la scuola.
Collegato all’adescamento, in questi anni è nata una vera e propria moda, il “sexting”, riferita alla pratica, messa in atto dalle adolescenti, di fotografarsi in pose osè e di inviare gli scatti ad amici attraverso i social network, come WhatsApp ed Instagram, ma anche semplicemente inviare testi sessualmente espliciti. Questo fenomeno nasce anche dalla consapevolezza delle ragazze che il proprio corpo si trasforma attraverso il periodo della pubertà ed alimenta la voglia di condividere questi cambiamenti, ma anche il sentirsi già donne, pronte ad affrontare le sfide della vita, portandole così ad esporsi ed avere così gravi conseguenze come i fatti di Fabriano. Gli adolescenti spesso mostrano sicurezza verso gli adulti, nell’uso della rete e dei suoi strumenti, fornendo anche informazioni a volte a noi poco conosciute, quasi sempre di natura tecnica, ma se li poni di fronte ad un bivio, sono portati a scegliere la strada sbagliata. E’ capitato di fare domande ai ragazzi, nel corso o anche alla fine di un incontro formativo, del tipo “forniresti mai il tuo numero di telefono ad una persona conosciuta in rete, o peggio invieresti una tua foto?” La risposta prevalente è affermativa, perchè ritengono di saper gestire le conseguenze di queste loro azioni. Il problema quindi è come educare i nostri ragazzi ad un utilizzo sicuro e consapevole della rete? Partiamo dalla conoscenza degli adulti, spesso loro stessi la causa delle disattenzioni dei figli. Alcuni concetti di base molti non li conoscono, come il considerare sempre un estraneo l’utente della rete e, quindi, adottare le misure di sicurezza che normalmente utilizziamo nella vita reale e che tutto ciò che viene pubblicato rimane per sempre, quindi una foto scattata ed inviata in rete non riusciremo mai ad eliminarla. Ognuno deve avere il suo ruolo; il genitore non può essere l’amico del proprio figlio, come pure il docente non si può sostituire al genitore e qualora ciò accadesse, trasmettiamo al minore le nostre fragilità.
La rete offre opportunità a noi ed ai nostri figli, ma dobbiamo essere in grado di afferrarle per permettere di farle cogliere anche a loro, e non farli cadere nelle trappole che si annidano nel web. Un plauso ai genitori che sono riusciti ad intercettare il malessere dei propri figli e segnalarlo alle Autorità.

*Raffaele Daniele, presidente associazione Red – Rete Educazione Digitale

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