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Il lungo giorno della bomba:
dai ritardi nell’evacuazione
al disinnesco lampo (Fotogallery)

ANCONA - Gli ultimi residenti evacuati hanno lasciato la zona rossa più tardi delle 8, con l'assessore Foresi costretto a citofonare agli appartamenti più esposti al rischio. Il cessato allarme ed il ritorno a casa degli sfollati con 5 ore di anticipo sul programma. Varchi aperti alle 14 invece che alle 19 come ipotizzato dal Piano di emergenza. Alle 16:15 anche la parte di ordigno spostata alla cava di Jesi per l'esplosione. Flop dei centri di raccolta
domenica 20 Gennaio 2019 - Ore 21:36
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L’inizio dell’evacuazione

 

 

di Martina Marinangeli

(foto di Giusy Marinelli)

Iniziato con i ritardi nel completamento delle complesse operazioni di evacuazione della zona rossa, è finito con cinque ore di anticipo sulla tabella di marcia prevista. Nel passaggio dalla teoria alla pratica, il “Bomba day” è filato a tempo di record, tanto che già alle 14 è stata data ufficialità al «cessato allarme» e, tolti i varchi, i 12 mila sfollati del quattro quartieri interdetti – Archi, Piano, Stazione e zona Regione – sono potuti rientrare nelle loro case, nel frattempo tenute sotto controllo da due droni «anti sciacallaggio» dei Vigili del fuoco di Ascoli Piceno. Stando alla road map stilata negli scorsi mesi, la conclusione delle operazioni di bonifica dell’ordigno bellico della Seconda guerra mondiale, rinvenuto lo scorso 17 ottobre nell’area degli scambietti ferroviari, sarebbe dovuta arrivare intorno alle 19, ma sull’ultima fase, ovvero il brillamento nella cava della Barchetta di Jesi, sono scorsi i titoli di coda già alle 16. La macchina dell’emergenza, coordinata dalla Prefettura di Ancona, ha funzionato come un orologio svizzero e la delicata bonifica è stata condotta magistralmente dagli artificieri del Reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore dell’Esercito, ma qualche intoppo c’è stato, soprattutto nelle prime battute del cronoprogramma.

L’assessore alla Sicurezza, Stefano Foresi, mentre controlla che i residenti della zona più esposta alla bomba abbiano lasciato le loro case

Ritardi nell’evacuazione – La sveglia è suonata decisamente presto stamattina per i quartieri compresi nel raggio di 800 metri dalla bomba e ci hanno pensato le sirene spiegate della polizia municipale a ricordare a tutti, già alle 5, che stavano iniziando le procedure di evacuazione. Nonostante gli avvertimenti degli ultimi mesi, all’orario limite entro il quale lasciare le abitazioni, fissato per le 8, in molti erano ancora in casa ed i volontari della Protezione civile, guidati dall’assessore comunale Stefano Foresi, hanno suonato ai campanelli di vari portoni per sincerarsi che non ci fosse più nessuno nella zona interdetta. Un impasse che ha allungato di almeno mezz’ora la fase dell’evacuazione. «Non possiamo escludere che qualcuno pensi di non uscire di casa», le parole del responsabile della Protezione civile regionale, David Piccinini, mentre molti cittadini definivano «esagerate» le misure di sicurezza per il bomba day. «Serviva davvero tutto questo?», la domanda più ricorrente. Tra le chicche della giornata, poi, c’è il fatto che molte macchine siano rimaste parcheggiate all’interno della zona rossa, nonostante gli avvertimenti, ma non potranno essere multate perché non c’erano sufficienti cartelli di divieto di sosta da spargere per l’area interdetta a segnalare la cosa.

La Sala operativa integrata

La Sala Operativa Integrata – Contemporaneamente all’inizio della procedura di evacuazione, alle 5 si è riunita presso il comando provinciale dei Vigili del fuoco la Sala operativa integrata, coordinata dalla Prefettura di Ancona e composta da tutti gli attori coinvolti nelle operazioni collegate alla bonifica dell’ordigno: Esercito, Questura, Vigili del fuoco, Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia provinciale, Polizia ferroviaria, Polizia stradale, Polizia municipale, Protezione civile regionale, Comune, Rfi, Asur, 118, Croce Rossa e Gialla, Anpas, Conerobus, ed i servizi come Enel, Edma gas e Terna. Alle 9, è arrivato il prefetto Antonio D’Acunto per il primo briefing – affiancato dal suo vice Di Nuzzo che non ha mai lasciato la Soi – ed ha rassicurato tutti facendo sapere che «tutto sta procedendo secondo il piano», nonostante qualche intoppo nelle procedure di evacuazione.

Le fasi della bonifica – Alle 9:25 sono iniziate le operazioni di bonifica da parte degli artificieri, che hanno portato a termine la prima fase, quella rimozione dell’innesco con robottino meccanico in solo mezz’ora, per poi passare alla fase due, che prevedeva il taglio della parte posteriore della bomba con rimozione dell’innesco. Una volta ultimata questa lunga e delicata procedura, gli uomini del Genio hanno poi portato a compimento la detonazione sul posto della parte tagliata, cosa che ha reso inerme l’ordigno, e alla fine, nella quarta fase, si è provveduto a trasportare il residuato bellico alla cava di Jesi a bordo di un mezzo militare seguito da un convoglio di forze dell’ordine e vigili del fuoco, attraversando via Flaminia, via Conca e Ss 76. Alle 16, l’intero processo poteva dirsi concluso con il brillamento finale dell’ordigno.

Il trasferimento della parte posteriore della bomba a Jesi per il brillamento

Cessato allarme – Erano da poco scattate le 13:30 quando quando D’Acunto ha annunciato che «l’ordigno è stato messo in condizione di non nuocere» ed «è pronto ad essere trasportato a Jesi a bordo di un mezzo militare», aggiungendo che «tutto è andato nel migliore dei modi, tutta la squadra ha lavorato in maniera eccellente». Di lì a poco, sarebbe arrivato l’annuncio ufficiale del «cessato allarme» e la sindaca Valeria Mancinelli avrebbe affidato a Facebook i suoi ringraziamenti: «è tutto finito con largo anticipo, potete rientrare nelle vostre case. Grazie a tutti. Sono stati giorni complessi, con una preparazione impegnativa, ma tutto è andato per il meglio. Ancona ha superato egregiamente anche questo esame». Tolti i varchi che blindavano la zona rossa, la città già alle 14 era tornata alla normalità.

Il centro di raccolta più grande al PalaRossini che ha ospitato gli sfollati

Flop centri accoglienza – Mentre si svolgevano le concitate fasi della bonifica, i 12mila sfollati restavano in attesa di poter tornare nelle loro case. Molti trovando rifugio da amici e parenti, alcuni in giro per le zone non interdette della città, altri in gite fuoriporta. Decisamente pochi – circa 200, su 6mila preventivati – nei tre centri di accoglienza allestiti per chi non avesse avuto altro posto dove andare, tanto che dopo un primo sopralluogo del comandante della Polizia Municipale, Liliana Rovaldi, e dell’assessore Foresi, si è optato per accorpare la cinquantina di persone al Palascherma con gli sfollati al PalaPrometeo, dove c’erano anche animazione per bambini e viveri. Si è invece deciso di lasciare aperto il PalaBrasili perché «anche lì c’era l’animazione ed i ragazzi si stavano divertendo, quindi abbiamo preferito non spostarli», spiega Foresi.

Del centinaio i cittadini in difficoltà (ammalati o con disabilità) trasferiti tra ieri pomeriggio (19 gennaio) e questa mattina dagli operatori della Croce Rossa e della Croce Gialla nelle strutture attrezzate che hanno dato la loro disponibilità, 83 sono stati riaccompagnati nelle proprie abitazioni. Gli altri 16 verranno accompagnati domani mattina (21 gennaio).

 

 

 

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