di Sabrina Marinelli
Sollevata dall’Avvocatura dello Stato un’eccezione di competenza territoriale al Tar Marche, che non può esprimersi su norme nazionali. Se accolta, rischia di spostare la battaglia legale sul progetto di Ponte Garibaldi a Roma, di fronte al Tar Lazio, allungando così i tempi di una decisione che la città attende da anni.
Si è tenuta ieri presso il Tribunale amministrativo regionale l’udienza di merito per il ricorso presentato da un gruppo di associazioni contro il progetto del nuovo ponte. Chiedono una revisione che preveda l’installazione di martinetti idraulici: un sistema capace di sollevare la struttura solo in caso di emergenza. Questa soluzione permetterebbe di aggirare i rigidi vincoli sul franco idraulico imposti dal decreto Delrio del 2018, che obbligano a costruire ponti molto più alti rispetto al passato per garantire il deflusso delle piene.
Secondo le associazioni, l’uso della tecnologia mobile salverebbe l’estetica del centro storico e l’armonia architettonica della zona, evitando un ponte troppo impattante, come quello contestato. Per i tecnici incaricati dalla struttura commissariale l’unica soluzione, invece, è fissa in quanto conforme alle attuali norme di sicurezza.
Ora la parola passa ai giudici, che dovranno stabilire se trattenere il caso o spedire il fascicolo a Roma.
«L’Avvocatura dello Stato, tramite una memoria prodotta, ha segnalato un’eccezione di competenza territoriale – spiega Marco Lion, presidente di Italia Nostra Senigallia, capofila delle associazioni che hanno presentato il ricorso -, sostiene che spetta al Tar Lazio decidere sul franco idraulico e non a quello regionale. I giudici si sono riservati di decidere se andare avanti o meno. C’è un movimento dei sindaci che si è creato per chiedere di rivedere questa norma – fa notare – ma al nostro di sindaco non interessa». Il progetto della struttura commissariale è stato presentato come l’unico possibile dovendo rispettare il franco idraulico. Questo prevede per Senigallia un ponte più alto di un metro e mezzo rispetto agli argini. Se dovesse venire meno questa norma o comunque venissero contemplati i martinetti, in grado di sollevarlo in caso di necessità, tutto sarebbe più semplice e il ponte potrebbe essere ricostruito, diverso da quello proposto, nella sua vecchia sede, come chiedono da anni gli ambientalisti con le loro diecimila firme raccolte.
«Abbiamo sollevato anche la questione del Pai – prosegue Lion – perché quando è stato progettato solo il lato dei Portici Ercolani era incluso mentre adesso anche ii versante di via Rossini è compreso. Abbiamo, quindi, chiesto il pronunciamento dell’autorità idraulica sul progetto. Quando è stata data l’autorizzazione paesaggistica, inoltre, si è detto che il ponte ricadeva fuori dall’area di tutela del centro storico, si è ragionato solo sull’area di sedime dove sarebbe sorto ma, essendo più alto, ha bisogno di un altro tipo di autorizzazione. Qualunque sia il verdetto – annuncia – noi andremo avanti rivolgendoci al Consiglio di Stato se quel progetto non verrà fermato». Potrebbero fermarlo prima le elezioni. Se dovesse vincere il centrosinistra cadrebbe la materia del contendere perché finirebbe non in un cassetto ma direttamente nel cestino.
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