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“Spese facili” del Consiglio Regionale,
assoluzioni bis
per Spacca, Comi e Bugaro

ANCONA - Il verdetto è stato emesso questo pomeriggio dalla Corte d'Appello a cui si era rivolta la procura impugnando le sentenze assolutorie di primo grado stabilite dal giudice nell'autunno 2016 considerando il rito abbreviato scelto dagli imputati. Scagionati anche l'ex capogruppo di Sel Massimo Binci e l'ex addetto al gruppo Pd in Consiglio Oscar Roberto Ricci.
martedì 12 Febbraio 2019 - Ore 22:39
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L’avvocato Marina Magistrelli e Francesco Comi all’epoca del primo grado del processo

 

“Spese facili del Consiglio Regionale, assoluzione bis per Spacca, Bugaro, Comi, Binci e Ricci. La sentenza che scagiona il quintetto da ogni accusa è stata letta questo pomeriggio dalla Corte di Appello di Ancona. Gli ex consiglieri e l’ex governatore, che dovevano rispondere di peculato, avevano deciso in primo grado di procedere con il rito abbreviato. Per loro era arrivata l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste” proclamata dal gup Francesca Zagoreo. Il verdetto è stato impugnato dalla procura che ha portato i cinque davanti ai giudice dell’appello. Oggi, la fine del processo con una sentenza uguale a quella emessa nel settembre 2016.  Del gruppetto degli assolti fa parte l’ex governatore Gian Mario Spacca, l’ex vicepresidente dell’Assemblea legislativa Giacomo Bugaro, l’ex segretario regionale Pd Francesco Comi, l’ex capogruppo di Sel Massimo Binci e l’ex addetto al gruppo Pd in Consiglio Oscar Roberto Ricci. A tutti veniva contestato un utilizzo illegittimo dei fondi pubblici, destinati esclusivamente all’attività politica. Ma la questione delle “spese facili” non è finita. Il 4 marzo si siederanno davanti al gup del tribunale di Ancona 60 ex consiglieri dell’VIII e IX legislatura. Tutti erano stati prosciolti  nell’autunno 2016 (per alcuni determinati capi d’accusa erano rimasti, portandoli a dibattimento), ma la procura aveva fatto ricorso in Cassazione. I giudici della Corte Suprema, nel gennaio 2018, avevano accolto l’impugnazione, facendo praticamente tornare il fascicolo indietro, al tribunale dorico. Si inizierà, dunque, tutto daccapo.

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